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pag.54

soltanto nella zona EE, cioè l’esistenza di un livello più antico al di sopra di uno più recente è stata spiegata attribuendo il livello più antico a un’altra massa franosa (più piccola e limitata alla zona Est), scesa su quella principale durante il moto della paleofrana o in un tempo immediatamente successivo (vedi anche i capitoli 7 e 14).


Figura 20 Lo spigolo tra la parete settentrionale (PN, a destra) e quella orientale (PE, al centro) della paleofrana (E. Semenza, luglio 1959). Nella prima, in prossimità dello spigolo, si nota in basso un piccolo ripiegamento e nella seconda è evidente ovunque la notevole fratturazione, mentre alla sua base compaiono fasce cataclastiche pendenti verso Nord. Al margine della parete orientale, verso sinistra, si nota un canalone prevalentemente occupato da detriti, che taglia obliquamente il versante. Qui passa la faglia del Col Tramontin (CTr): infatti alla sua sinistra, in basso (al di sotto del sentiero), affiorano i “banchi di Socchèr“ in posto, cioè non facenti parte della paleofrana, pendenti verso Est come quelli del versante Nord della valle (vedi figg. 22 e 23), ma con un’inclinazione alquanto maggiore (su questa serie, in una forra poco a monte, presso il ponte di Casso, si trova la sezione dello sbarramento secondo il primo progetto). Invece più sopra nel canalone, qui non bene evidenti, affiorano altri materiali più fratturati, facenti parte della paleofrana, della quale costituiscono l’espansione orientale (EE) la cui base va salendo gradualmente verso Est. La paleofrana infatti, da quota 900 in giù, si è espansa al di fuori della nicchia delimitata dalla faglia del Col Tramontin (CTr), ricoprendola: in conseguenza in questo tratto essa non è visibile (vedi fig. 16’). La sua posizione è indicata dalle frecce.



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