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staccata dalla massa principale a causa dell’erosione operata successivamente dal torrente.
A Sud di questa zona, che come si è detto si estendeva fino al Pian della Pozza, c’era una depressione (fig. 21), detta comunemente ma erroneamente dolina (vedi capitolo 8 e paragrafo C4), che a questo punto delle mie ricerche ritenevo costituisse il margine superiore della paleofrana (fig. 31 A).
7. Mia diagnosi conclusiva sulla paleofrana e prognosi sulla sua rimobilizzazione
♦ Diagnosi. I dati dunque consentivano di formulare una diagnosi dettagliata, ben più che un’ipotesi: la massa sospetta situata in sinistra, affiorante su un’area stimata allora di circa 1 km², e con un volume attorno ai 50 milioni di m³, era ciò che restava di una paleofrana (cioè una frana antica) più grande, scesa dal versante settentrionale del M. Toc fino a sbarrare e riempire un tratto dell’antico solco fluviale del T. Vaiont, e da questo successivamente erosa (fig. 29).
L’antico alveo sepolto. Un anno dopo, quando il lago fu abbassato dopo la frana del 4 novembre 1960, si sarebbe visto chiaramente (e non solo intravisto, come risulta dalla relazione Giudici-Semenza del giugno 1960) che in realtà l’antico alveo era già colmo di ghiaie e sabbie fluviali (fig. 25) fino a poco più della quota 600.1
Il nuovo alveo. L’emissario del lago, creatosi a causa dell’ostruzione della valle, aveva inciso nella massa un nuovo solco, che per 500-600 m correva 70-80 m più a Sud dell’antico: un classico caso di alveo “epigenetico”, ossia nuovo, che era molto più stretto dell’altro rimasto sepolto nei tre punti sopra descritti, in quanto era stato attivo per un tempo molto minore (fig. 26).
♦ Prognosi. Da ciò nacque l’ipotesi che la vecchia massa di frana avrebbe potuto muoversi nuovamente con la creazione del lago, specialmente se il piano di movimento fosse stato inclinato notevolmente verso Nord.
♦ Reazioni. Esposi questa ipotesi subito, alla fine di agosto 1959, a mio padre, che evidentemente ne parlò con G. Dal Piaz. Questi però negò ogni validità alle mie conclusioni. La sua convinzione negativa riguardo alla mia

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(28) È possibile che si tratti di depositi dell’ultima età interglaciale, deposti in un solco scavato all’inizio della stessa età, o forse in una precedente età interglaciale. La frana doveva essere avvenuta invece dopo lo scioglimento del ghiacciaio dell’ultima fase glaciale, detta würmiana, che aveva certamente riempito la valle fino a una quota di varie centinaia di metri più alta del fondo dell’alveo torrentizio suddetto, senza però asportare tutti i depositi fluviali precedenti, annidati nella gola e quindi protetti nei confronti dell’azione erosiva del ghiacciaio stesso. ↩