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pag.186

“Là nessuno viene a ficcare il naso”. Tira fuori poi (tendenziosamente, come ammette, bontà sua) che si volesse nascondere il modello. È certo che il luogo è stato scelto tenendo conto della delicatezza della materia e dell’urgenza dello studio: negli spazi normali a disposizione dell’Istituto Idraulica di Padova sarebbe stato difficile evitare i curiosi e magari i contestatori, e la ricerca non avrebbe potuto svolgersi serenamente, come è indispensabile per qualsiasi studioso. Ma il modello era ed è all’aperto, a due passi dalla strada statale di Alemagna (fig. 40).

L’uso della ghiaia consigliato dai geologi? A pagina 89 dice che Ghetti ha affermato che l’uso della ghiaia era stato consigliato dai geologi: non so chi gliel’abbia consigliato, certamente non io. Si veda comunque il capitolo 11.

La caduta in due tempi. A pagina 90 parla dei due tempi di caduta: questa idea era nata dal fatto che Müller, nel suo rapporto del febbraio, aveva descritto i fenomeni che permettevano di capire il tipo di movimento, notando che a Est del Massalezza questi erano diversi da quelli a Ovest. Ma da ciò a concludere che si trattasse di due masse separate ce ne corre molto (vedi capitolo 10). In una massa franosa, specialmente se è di grandi dimensioni, ci possono essere molto facilmente delle differenze di comportamento, e queste erano state anche descritte e spiegate da Müller sulla base della struttura del substrato. L’idea della divisione fisica della massa in due parti in grado di muoversi indipendentemente non la condividevo e ho poi saputo che si trattava di un’ipotesi. Ghetti comunque ha fatto cadere le due parti in modo tale che l’effetto fosse superiore a quello della caduta di entrambe le parti in un tempo solo (vedi A7 e capitolo 11).

La velocità della frana di Pontesei. Riguardo al tempo di caduta della frana di Pontesei (pag. 131), il libro cita in modo incompleto e fuorviante la deposizione di Linari, che parla di 30 secondi, riferendosi però alla prima fase del movimento, mentre come tempo totale parla di 2¹/2-3 minuti. Si veda la nota 181 al capitolo 4.

“Un’onda di proporzioni infinitamente più grandi”: i risultati degli esperimenti. Li riferisce a pagina 91: con il lago a quota 700 si avrebbe un’onda di 25-30 metri; ma “alla quota di metri 715… un’onda di proporzioni




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  1. (18) Circa il tempo di caduta, a partire dalla testimonianza di Linari, che parlava di due fasi per un totale di due-tre minuti, si sono sviluppate discussioni, in rapporto alla conduzione delle prove del modello idraulico della frana del Vaiont (vedi capitolo 11); qualcuno “gli ha fatto dire” che la frana sarebbe caduta in trenta secondi, mentre questo era soltanto il tempo della fase iniziale del movimento (cfr. Paolini e Vacis, pag. 131, e Corte d’Appello dell’Aquila, pag. 105). Il Tribunale ha ritenuto, in base a tutte le testimonianze e i dati a disposizione, che la frana sia discesa in circa due minuti (Tribunale dell’Aquila, pagg. 241-242).