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pag.187

proporzioni infinitamente più grandi, con conseguenze catastrofiche per i paesi all’interno della valle e oltre il ciglio della diga, a causa dello sfioro di una enorme massa d’acqua sopra il ciglio della diga stessa”. Questa frase è citata fra virgolette come se fosse di Ghetti, ma non lo è: l’unica cosa corrispondente alla sua relazione è la previsione di un enorme sfioro a valle della diga con il lago pieno. La quota di sperimentazione più alta era quella di massimo invaso, 722,5: sul perché invece Paolini parli di q. 715 vedi B7, voce “Collaudo a q. 715”. Inoltre l’altezza dell’onda per la massima velocità sperimentata, sia a 700 m sia a 722,5, era di circa 30 m contro la sponda opposta: è ovvio che gli effetti a valle della diga erano drasticamente diversi, ma non quelli per i paesi della Valle del Vaiont: un’onda di 30 m oltre q. 722,5 avrebbe danneggiato Longarone, ma non Erto che è a q. 770 e tanto meno Casso, a q. 930: infatti i due paesi furono risparmiati persino dall’onda di 200 m che si verificò il 9 ottobre 1963.

“La Sade paga per sapere quali conseguenze avrebbero la frana, e l’onda, sul suo impianto, non sull’abitato civile” (pag. 92). Ghetti misurava non solo l’altezza dell’onda, ma anche l’acqua che sfiorava sopra la diga. E bisogna dire che lo scopo degli ulteriori esperimenti proposti da Ghetti e non più richiesti da Biadene era quello di valutare il comportamento dell’onda su Longarone e valle del Piave, per sfiori di modesta entità, per vedere se era possibile consentire invasi anche maggiori di 700 m senza pericolo: non c’era bisogno di prove per capire che esondazioni importanti sarebbero state disastrose (vedi capitolo 11).

Gli esperimenti “avevano anticipato la pericolosità del bacino”? Questa frase di pagina 92 non corrisponde completamente alla realtà dei fatti, perché le conclusioni di Ghetti furono invece piuttosto tranquillizzanti.

Volontà di nascondere? Non credo che ci sia stata volontà di nascondere gli esperimenti di Nove, come fa intendere il ritrovamento, in un cassetto dell’Istituto di Idraulica, di una copia della relazione (pag. 92). La SADE (e l’ENEL) avevano certamente ricevuta la relazione, e anche se questa non fu trasmessa agli organi di controllo, penso che almeno qualche componente di questi ne fosse al corrente (si veda il primo capoverso del paragrafo A9 e l’ultimo di questo paragrafo).



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