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♦ Fu come se suonasse improvvisamente un campanello di allarme. Infatti le manifestazioni di instabilità di quel versante, da sempre esistite e note ai tecnici della SADE, non avevano mai destato particolari preoccupazioni, in quanto si riteneva trattarsi di fenomeni di scarsa entità. Questo franamento, e in particolare la sua velocità e la sua compattezza, furono invece un ammonimento a prendere in maggiore considerazione questo tipo di fenomeni.1
corsa per sfuggire all’onda, che comunque ha superato la strada solo di pochi metri, lasciando integre anche le protezioni di vimini visibili sopra la strada. Sulla massa franata, scivolata dall’altro versante, si notano gli alberi inclinati a causa della rotazione subita dalla massa e un tratto dissestato del muro di sostegno della nuova strada (indicato dalla freccia), che prima del franamento era allineato con quello che si vede a destra nella foto. In alto a destra la nicchia di distacco.

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(18) Circa il tempo di caduta, a partire dalla testimonianza di Linari, che parlava di due fasi per un totale di due-tre minuti, si sono sviluppate discussioni, in rapporto alla conduzione delle prove del modello idraulico della frana del Vaiont (vedi capitolo 11); qualcuno “gli ha fatto dire” che la frana sarebbe caduta in trenta secondi, mentre questo era soltanto il tempo della fase iniziale del movimento (cfr. Paolini e Vacis, pag. 131, e Corte d’Appello dell’Aquila, pag. 105). Il Tribunale ha ritenuto, in base a tutte le testimonianze e i dati a disposizione, che la frana sia discesa in circa due minuti (Tribunale dell’Aquila, pagg. 241-242). ↩