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installate in tutta la zona” (pag. 101/85). Le “numerosissime apparecchiature” erano prevalentemente nel corpo della diga,1 mentre i sismografi erano situati soltanto nella cabina sul fianco sinistro della diga stessa e registrarono quasi sempre scosse con epicentro sulla frana del Toc. Il fatto che si sentissero anche a Erto non significa che la stabilità del paese fosse in pericolo.2
♦ “Una nuova fessura vicino alla punta del Toc” (cioè a Nord del Pian del Toc). È comparsa a metà settembre del 1963 (pag. 116/96): non era un segnale speciale, ce n’erano sempre state, e si aprivano man mano che la frana si muoveva lentamente verso il fondovalle. Tutte le fessure, sia sul terreno sia nelle case della zona, erano continuamente censite, e quelle delle case venivano continuamente riparate.
♦ Quanto si muoveva la frana nel settembre 1963? C’è un po’ di confusione: 22 cm il 15 settembre e 22 mm il 26 (al giorno?) (pag. 116/97). Ma in realtà il 15 la velocità misurata era di circa 1 cm al giorno, mentre quella del 26 era effettivamente di circa 22 mm (vedi fig. 53), e per un diagramma più dettagliato le figg. 26-28 di Palmieri, 1997).
♦ Previsione dell’altezza dell’onda. Attribuisce ai geologi la previsione di 20 m (pag. 118/98). In realtà i geologi non potevano aver fatto quella previsione, formulata invece da Ghetti, professore di idraulica (per la precisione 30 m, di cui 20 di sovralzo dinamico e 10 di sovralzo statico), per l’altezza massima dell’onda sulla base di velocità superiori a quelle indicategli e da lui stesso considerate eccezionalmente alte (vedi il mio capitolo 11).
♦ Scosse profonde e superficiali. Ironizza su una frase tratta dalla relazione Caloi-Spadea del 15 giugno 1962, perché in essa si sottolinea la diversità delle conseguenze di interventi dell’uomo (scosse prodotte da movimenti superficiali) e di cause naturali (scosse più intense e prodotte da movimenti profondi) (pag. 121/101 nota 4). È vero che non sempre i geofisici hanno una sufficiente cultura geologica, ma la frase incriminata non precisa cosa si intenda per superficiali, e ha quindi un valore piuttosto generale: in geofisica fenomeni che avvengono a 200 metri di profondità possono essere considerati relativamente superficiali, se si confrontano con quelli profondi chilometri, che sono spesso causa delle scosse sismiche “naturali”.

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(97) La frase, riportata non esattamente da T. Merlin, viene dall’articolo La diga del Vaiont di C. Semenza in L’industria italiana del cemento, del 1961 e non del ↩
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(98) Ma, come si è detto e si dovrà ripetere, la preoccupazione degli ertani, e della Merlin, era sempre per Erto. A questo proposito si veda in A7, il capoverso “Ancora nel settembre 1963, ciò di cui si preoccupa la gente è la stabilità di Erto”. ↩