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pag.94

l’ammasso roccioso.1 Ma sarebbe stato possibile scavarla senza queste difficoltà se si fosse partiti dal Calcare del Vaiont nella zona ad Ovest della massa in frana nei pressi della diga, come indicato nella figura suddetta, mantenendola poi sempre nella stessa formazione: si sarebbe così ottenuta la diminuzione delle sottopressioni suddette.

Importanza dell’apporto di Müller. A questo punto, credo di dover affermare chiaramente che l’apporto di Müller in tutta la vicenda della frana, come in quella della diga, ha un grandissimo valore, che si è manifestato durante tutto lo sviluppo del progetto, specie nel periodo novembre 1960–novembre 1961, ma anche dopo il disastro; infatti è suo il primo studio geologico-applicativo post-frana (1964). Ma nell’insieme dei suoi interventi, nonostante alcune idee non sempre condivisibili su particolari non del tutto essenziali nel campo della geologia (come l’uso del termine creep, e il suo mancato riconoscimento dell’esistenza della paleofrana), le sue osservazioni e i suoi consigli sono stati veramente magistrali.

La considerazione e la stima aumentano ogni volta che si legge quanto ha scritto sia prima sia dopo il 1963, in pubblicazioni che trattano i possibili aspetti dei movimenti franosi sotto tutti i punti di vista, anche sotto quello della sicurezza delle persone; infatti tutte le contromisure ipotizzate nel 15° Rapporto erano da lui stesso giudicate possibili o praticamente impossibili in funzione anche del rischio. Per quanto riguarda i suoi rapporti con me devo dire che sono sempre stati più che buoni, e non posso dimenticare che fin dal 1952, quando ero ancora studente, ci eravamo scambiati diverse lettere; mi aveva invitato anche a lavorare con lui a Salisburgo.2 Più tardi ci siamo persi un po’ di vista, ma fu lui, tramite il suo collaboratore dottor Broili, a consigliare a Hendron e Patton di venire da me nel 1976 per conoscere la geologia della valle del Vaiont, dove essi volevano fare il loro studio, pubblicato nel 1985 (vedi capitolo 16).

11. Il modello fisico-idraulico

Per iniziativa della SADE tuttavia si decise anche un altro provvedimento, oltre al suaccennato scavo della galleria di sorpasso. Si diede inizio cioè a una serie di esperimenti su un modello fisico-idraulico alla scala




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  1. (50) vedi Müller (5 maggio 1961). Le armature a quadri in legno, indispensabili in questo tipo di materiale, non potevano reggere a lungo alle spinte provocate dai movimenti in atto: lo scavo presentava quindi gravissimi pericoli.

  2. (51) A quei tempi era molto interessato al programma di studi del Corso di Laurea in Scienze Geologiche dell’ordinamento italiano, che prevedeva un esame di matematica e due di fisica, inesistenti in quello austriaco. Inoltre egli, ingegnere minerario, e interessato a lavorare in Italia, non trovava facilmente giovani sufficientemente esperti nelle due lingue e nella geologia delle Alpi italiane, in grado di dedicarsi alla geologia applicata, e li cercava quindi in Italia. Dopo aver avuto la mia collaborazione al Vaiont, e non potendo io essere disponibile a tempo pieno, trovò come collaboratore il dott. Luciano Broili, friulano, che lavorò nel suo ufficio per diversi anni. L’importante attività svolta da quest’ultimo al Vaiont è documentata dal suo lavoro del 1967.