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stato il suo pensiero dominante, espresso fin dall’inizio del libro, a pag. 19/15: “Erto… è rimasto su contro tutte le previsioni”.
A8. Il franamento finale
Sul franamento del 9 ottobre 1963 il libro contiene parecchie frasi che sembrano dimostrare una certa disinformazione sul fenomeno. Ecco qualche esempio.
♦ L’onda “ha risucchiato case”, e ha “sepolto case e stalle poste sotto la montagna crollata” (pag. 19/15). L’onda ha demolito case, e le ha spazzate via, non “risucchiato”; e non poteva seppellirle sotto la montagna; è stata la “montagna crollata”, o più precisamente la frana scivolata, che ha potuto seppellire i ruderi dei fabbricati situati presso il ponte del Colombèr: ma questi erano già a 100 metri sotto il livello del lago. Gli unici fabbricati sepolti sono quelli situati a Est della Valle Massalezza a monte della strada, citati al capitolo 14.
♦ “S. Martino, ora completamente distrutta” (pag. 30/24). Invece è stata distrutta soltanto una parte di S. Martino bassa, fino a poco sopra il livello della strada.
A9. Il periodo successivo alla frana del 1963
♦ Documenti nascosti? A pagina 121/101, nella nota 2, parla del ritrovamento della relazione Ghetti “gelosamente custodita in un cassetto”, che altrimenti non sarebbe entrata in possesso della Commissione Parlamentare d’Inchiesta. Era una copia di proprietà dell’estensore della relazione, pubblicata su «il Giorno» pochi giorni dopo la tragedia. L’altra, consegnata alla SADE, era probabilmente già stata sequestrata dal Tribunale di Belluno, e le varie commissioni d’inchiesta riuscirono a vederla soltanto un anno dopo, quando il Tribunale concesse la riproduzione dei documenti acquisiti.1 Il Tribunale dell’Aquila (pag. 329) ha dato atto a Biadene che “i documenti relativi al bacino, e ve n’era un’infinità, sono stati tutti conservati, così da poter essere rintracciati”.

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(101) vedi Fabbri (1968), pag. 53 e segg. ↩