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♦ Gli esperimenti di Roubault e quelli di Ghetti. Circa il fatto che il professore Roubault (non Rubold) sia riuscito a ottenere risultati “esattamente proporzionali a quelli della frana vera” (pag. 90), penso che lui abbia avuto il vantaggio fondamentale di lavorare conoscendo, a posteriori, la velocità della frana e le esatte modalità dell’onda prodotta, tuttavia Roubault, sul suo modello 4 volte più piccolo (1:830), non usò affatto le “lastre di calcestruzzo avvitate insieme” che dice Paolini (lastre che fra l’altro avrebbero avuto i problemi di scorrimento che avevano portato Ghetti a continuare a usare la ghiaia), ma un carrello a rotelle, carico di sassi di circa 10 cm di diametro, su di un piano inclinato con pendenza costante, come quello della prima serie degli esperimenti di Ghetti. E fece scendere il carrello con velocità diverse variando la massa di un contrappeso, fino a ottenere la velocità che provocava gli effetti idraulici giusti. Invece facendo scivolare vari materiali incoerenti, per sola gravità, i risultati furono minori. Ma Ghetti aveva ovviato a questo problema trainando con un trattore dei settori rigidi entro la ghiaia: i risultati erano stati minori perché non era stato sperimentato un tempo di caduta ancora più breve di quello, già considerato straordinariamente ridotto, di un minuto (4,24 secondi nel modello). Gli stessi secondi periti, Roubault e altri, che avevano criticato Ghetti, nei tribunali hanno riconosciuto che se nel modello di Nove si fosse sperimentato un tempo di caduta della ghiaia “di 2 secondi nel modello, pari a 25 secondi nella realtà, l’onda che ne sarebbe derivata sarebbe stata corrispondente a quella reale di 200 m”. (Tribunale dell’Aquila, pag. 295). Per tutto ciò si rimanda al capitolo 11 e alle figure 40 e 41. Ma Roubault non fu l’unico: lo stesso Ghetti, che avrebbe voluto sperimentare questi tempi brevissimi a Nove, ma non lo poté fare perché il modello era stato posto sotto sequestro, fece un modello più piccolo a Padova dove con tali tempi di caduta ottenne un’onda corrispondente a quella reale.
♦ Penta ignorava gli esperimenti su modello? A pagina 138 afferma che il 9 ottobre 1963 alle 17,50 Biadene telefona a Penta informandolo per la prima volta degli esperimenti su modello: forse Penta ne ignorava i risultati, ma è impossibile che ignorasse gli esperimenti effettuati, dato che due dirigenti del ministero li avevano visti.
