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Ma da tutto il contesto si deduce il contrario. Certo, avendo terminato la costruzione, la voglia di dire “adesso si può invasare” deve essere stata grande, ma non si trattava di bambini o di incoscienti. Per convincersene basta vedere quanti accorgimenti son stati messi in opera allo scopo di capire e di evitare inconvenienti. Si veda a questo proposito proprio la famosa lettera del 20 aprile 1961 a Ferniani (vedi Appendice E), che fra l’altro termina con le parole “nell’anno prossimo”, cioè nel 1962, “credo che in ogni caso effettueremo soltanto un parziale invaso”. E si deve anche aggiungere che nessuno della direzione generale della SADE ha mai messo fretta ai tecnici.
♦ Quanto era alto il lago l’11 giugno 1960? Dice che la SADE “ha già proceduto, prima dell’autorizzazione ricevuta l’11 giugno, a far salire l’acqua verso la prevista quota di 660” (pag. 78/65): risulta invece che quel giorno l’invaso era a quota 595, come autorizzato da mesi.
♦ “La frana è troppo grande e ormai non si arresta più”: il famoso falso attribuito a Müller (pag. 85/71). E invece nel 15° Rapporto del febbraio 1961, come si è detto, sono indicate varie contromisure, una delle quali era stata già messa in atto con successo (vedi capitolo 10).
♦ Il by-pass è stato realizzato soltanto per salvare l’impianto. E il pericolo per gli abitanti “non passa loro neanche per la mente” (pag. 84/71). Invece questo aspetto è stato sempre tenuto presente (vedi il mio capitolo 9), e la seconda proposta di Pancini (nel promemoria del 23 novembre 1960) che prevedeva (senza costruire almeno per il momento il by-pass) di far cadere altre fette di frana, ma comunque non tutta, fu giustamente scartata per la sua pericolosità nei confronti degli abitanti (vedi anche appendice E).
♦ “Il gelo è quasi un toccasana”, perché nell’inverno 1960-1961 la frana si è fermata (pag. 95/79). In realtà era già praticamente ferma da fine novembre 1960, ma non per il gelo, bensì perché il lago era stato abbassato di appena una decina di metri (e poi fino a meno di 600 m in gennaio), apposta per ottenere quel risultato, ed è rimasta ferma anche d’estate e per tutto il 1961, ed è poi quasi ferma per buona parte dell’anno successivo. Eppure, alle pagine 98-99/82 riporta che in primavera C. Semenza “ha sotto gli occhi gli spostamenti di tutte le ‘spie’ verso valle”. Le spie, o meglio i capisaldi, in quel periodo, erano fermi e da vari mesi.
