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pag.225

APPENDICE E

Lettera di Carlo Semenza a Vincenzo Ferniani1

20 aprile 1961

Egregio ingegnere,

sciolgo la riserva sulla quale sono rimasto il pomeriggio del 23 marzo ultimo scorso quando le ho telefonato in occasione del mio passaggio per Bologna diretto in Sicilia, inviandole alcuni elementi circa le frane sul fianco sinistro del serbatoio del Vajont.

Le allego: una planimetria scala 1:5.000 sulla quale sono segnate in rosso le zone di distacco, eccetera, e altra tavola con alcune sezioni trasversali.

Il 4 novembre dello scorso anno, mentre il serbatoio era a quota ca. 650, si è staccata una frana di circa 800.000 metri cubi nella zona indicata in rosso con la dizione “frana del 4 novembre 1960” sulla planimetria allegata, circa 500 metri a monte della diga. La frana ha bensì chiuso completamente la parte angusta e profonda della valle fino alla quota 600 circa, ma in sé non ha né entità né importanza particolari; qualche distacco nella zona delle sezioni 6 e 3 era già stato previsto come inevitabile.

Infatti l’orlo del terrazzo verso il serbatoio immediatamente a valle del torrente Massalezza (fra i punti 57 e 60 della planimetria, sottolineati in rosso) era da tempo in movimento e le sue condizioni di giacitura lasciavano presagire degli altri movimenti.

Senonché rilievi più estesi ed accurati hanno dimostrato che si era iniziato un molto più vasto movimento nella parte più alta del fianco sinistro fino alle quote 1200-1400, come indicato nella planimetria, dove la frattura, del tipo caratteristico del distacco superiore dei movimenti franosi, è segnata in colore rosso.

Prospezioni geosismiche fatte nella zona nel novembre del 1959 avevano denunciato roccia compatta. Le stesse prospezioni ripetute ora (novembre 1960 - febbraio 1961) denotano che la velocità di propagazione delle onde è molto diminuita. Il nostro consulente geofisico prof. Caloi ritiene che tutta la




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  1. (126) Da Reberschak (1983, 2) pag. 84.