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pag.160

L’ipotesi di minor pericolo, circa la caduta della frana. Sarebbe stata accettata sia dalla Pubblica Amministrazione sia dalla SADE (pag. 91/75 nota 8): almeno per quanto riguarda la SADE tutta la storia dimostra il contrario (vedi anche Tribunale dell’Aquila, pag. 293).

Lo scopo del modello idraulico. Per dimostrare l’idea dell’inganno sistematico da parte della SADE, si inventa che gli esperimenti sul modello di Nove non fossero “finalizzati a fornire allo Stato utili indicazioni sul futuro del Vaiont, bensì a fornire a una potente Società privata le ‘prove’ che desidera avere” (pag. 97/81). È pura invenzione, o follia, ed equivale a tacciare tutti di delinquenti. Per la confutazione di questo giudizio si veda il mio capitolo 11. Prosegue dicendo che la SADE non informa Penta e Sensidoni (due componenti della Commissione di Collaudo), in visita il 10 aprile 1961 al Vaiont, sul “modello che si sta costruendo a Nove”. A quella data non si era ancora cominciato a costruire il modello, che peraltro in settembre è stato mostrato, non ancora messo a punto, a due dirigenti del Ministero.

Esperimenti addomesticati? A riprova di quanto riportato alla fine del capoverso precedente, l’Autrice più avanti narra che a Nove mostrano a “due componenti del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Greco e Batini” (in realtà erano Padoan e Batini) una prova degli esperimenti, che non deve mostrare “onde eccessive”; ma “appena gli ospiti se ne vanno… si riprova. Questa volta sul serio”, con un “esperimento che solleva ondate di 20 metri d’altezza” (pag.101/84).

A questo proposito va sottolineato anzitutto che era il 19 settembre 1961, e che si trattava delle ultime prove preliminari, fatte quando era già stato stabilito di cambiare il modello, rifacendo la superficie di scorrimento secondo i profili geologici, e trainando il materiale con un trattore. Nel frattempo l’inclinazione della superficie, piana, era stata aumentata da 30° a 42°, assai più di quella reale, allo scopo di aumentare la velocità. Si spiega così perché l’ingegnere Fiorentini aveva scritto, nel diario delle prove, che era stata fatta discendere “la frana del Massalezza e a monte del Massalezza” anziché quella a valle del Massalezza, fatta scendere il giorno prima, “per non mostrare onde eccessive (trattandosi della frana vicino alla diga)”. Nel pomeriggio del 20 venne rifatta la prova, con onda di 22 metri



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