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pag.91

Contromisure ipotizzabili. Nel rapporto l’autore descriveva inoltre le sei contromisure ipotizzabili (a-b-c-d-e-f), precisando tuttavia che nessuna di esse avrebbe potuto risolvere del tutto il problema, in quanto alcune erano irrealizzabili, e altre lo erano solo parzialmente.

a) Abbassamento lento del livello. In realtà questo provvedimento era stato già preso e si era dimostrato efficace; nel rapporto si osservava altresì che le piogge avevano invece contribuito a diminuire ogni volta questa efficacia; per conoscere meglio gli effetti delle piogge e delle variazioni del livello del lago sull’andamento della falda nella massa l’autore consigliava, come s’è detto, l’installazione di piezometri.

Val la pena ora di elencare le altre possibili contromisure in corsivo (b-c-d-e-f). A ciascuna di queste seguono i commenti, qui riassunti, fatti dall’autore già nel rapporto, e talora mie brevi osservazioni, tra parentesi, fatte, si badi bene, con le conoscenze di oggi, e quindi con tutto quanto si è imparato in questa quarantina d’anni.


Figura 39 I gradini antitetici nei “banchi di Socchèr” della zona della Punta del Toc (fig. 15 di Müller 1964’, modificata). La prima figura è uno schizzo da una fotografia, e la seconda è un profilo schematico con evidenziati i movimenti avvenuti. In particolare, le frecce ricurve ‘S’ indicano il moto di ribaltamento (o rotazione verso l’esterno), individuato nelle fratture osservate nel novembre del 1960 nella zona del Pian del Toc e del Pian della Pozza; le frecce grosse ‘Q’ indicano la direzione dei moti distensivi che ne conseguono, denunciati in superficie dai fenomeni di spostamento relativo, indicati con la lettera ‘T’ (vedi i capitoli 7 e 10, e la nota 45).1




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  1. (45) I movimenti dei ghiacciai vallivi sono spesso accompagnati da fessurazioni della loro massa che si muove verso valle, fessurazioni che variano a seconda dell’andamento della superficie della roccia sottostante: oltre ai noti crepacci, che si aprono dove il substrato ha un rilievo positivo trasversale, vi sono altre fessure, anch’esse di direzione trasversale a quella del moto, ma non aperte, che si possono formare quando il substrato passa da un’inclinazione maggiore, in alto, a una minore in basso. Allora nella parte in basso i corpi tabulari individuati dalle fessure subverticali, spinti dai corpi retrostanti e frenati alla base, tendono ad esser ribaltati in avanti, con un effetto “a domino”, che determina in superficie la comparsa di gradini “antitetici”, che formano cioè una “scala particolare”, su cui si sale anche se in ogni gradino il margine superiore è più alto di quello inferiore del gradino successivo, sito più a monte. A quest’ultimo tipo andavano ascritte le fessure osservate da Müller nella zona della Pozza (fig. 39). Perciò la loro comparsa costituiva una conferma sia dei movimenti, sia dell’andamento poco inclinato di questa parte della superficie di scivolamento della frana. Si tratta comunque quasi sempre di movimenti lenti, e a questo proposito si deve precisare che l’autore parlava anche di fenomeni di creep, il che ha dato luogo a speculazioni varie. Occorre precisare che questo termine, che di solito qualifica un movimento visco-plastico senza particolari accelerazioni, è usato da specialisti di varie discipline con significati un po’ diversi, per cui, secondo me e altri, sarebbe auspicabile limitarlo o precisarne il significato di volta in volta. Ad esempio, si auspica, da parte di chi cura la classificazione dei movimenti di versante (Varnes, 1978), di riservare questo termine a movimenti lenti e superficiali di materiale sciolto. Ma effettivamente i geomeccanici (cioè i “meccanici delle rocce”) da molto tempo lo usano per indicare movimenti lenti anche in materiale roccioso situato in profondità, e anche nei ghiacciai. Nel caso specifico può esserci stato fraintendimento da parte di qualcuno, non tra questi due significati, come hanno pensato i periti del secondo collegio, (in particolare Roubault alle pagg. 36 e seguenti della parte III di Calvino et al., 1967), ma nel senso che sentendo parlare di creep ha ritenuto che si trattasse di movimenti comunque lenti e non suscettibili di grosse accelerazioni.