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meccanismi diversi; e proponevo la posizione di sondaggi per capire quale potesse essere la soluzione di questi dilemmi.
♦ Estensione del rilevamento. In seguito alle indagini venne la necessità di estendere il mio rilevamento nel versante al di sopra del Pian della Pozza: l’oggetto dello studio che avevo compiuto in precedenza era infatti la valle del Vaiont a monte della diga, ma soltanto fino alla quota 850, cioè poco più di 100 metri al di sopra del massimo invaso, area della quale mi era stata fornita la carta speciale alla scala 1:5.000. Oggi, alla luce dell’esperienza acquisita, so che non avrei dovuto limitarmi all’area relativa all’incarico avuto, ma estendere lo studio al di fuori di essa, per avere un quadro più esauriente dei fenomeni geologici presenti.
D’altra parte, la massa individuata era già piuttosto grande, e l’allarme lanciato era già molto preoccupante anche senza aver studiato la parte superiore del versante! Comunque, tra la fine di luglio e il 2 agosto 1960, feci un rilievo speditivo nella zona al di sopra della quota 850, e arrivai ben presto alle seguenti conclusioni.
♦ Nuove conclusioni.
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La massa in questione, limitata alla sua base da un potente livello di cataclasiti e miloniti (rocce più o meno intensamente fratturate o addirittura macinate) era per il resto composta da rocce un po’ meno fratturate.
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Nella parte alta essa appoggiava su strati rocciosi sani inclinati sui 40° con pendenza verso Nord (fig. 32).
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Il margine superiore della massa arrivava più o meno fino al piccolo avvallamento di q. 1110 (A) (vedi fig. 33) nella parte ad occidente del T. Massalezza, e doveva essere molto alto anche in quella orientale, dove però le evidenze geomorfologiche erano meno marcate.
Avendo così individuato il perimetro, evidenziato poi esattamente in ottobre dalla fessura a M (vedi capitolo 9), mi fu facile nel 1961 (vedi capitolo 11), in base alla struttura dell’intero M. Toc, disegnare su una serie di profili più o meno Nord-Sud, il probabile andamento della superficie di distacco della vecchia frana, sulla quale avrebbe potuto verificarsi un nuovo movimento. Questo andamento si rivelò poi molto vicino alla realtà col franamento del 9 ottobre 1963 (vedi fig. 45).
