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probabilmente già in marzo, dato che sulla parete frontale della massa della paleofrana si era verificato un notevole crollo all’estremità orientale (vedi fig. 19) e che si era riattivato il moto di scivolamento rotazionale del Castelletto (Ca) (vedi fig. 18). Questi movimenti, dovuti alla cattiva qualità della roccia (marna) esistente al piede dei calcari che compongono quella parete, avevano certamente allarmato mio padre e i suoi collaboratori, come risulta da una riga scritta nel suo quaderno durante l’incontro del 4 aprile 1960, avvenuto a Padova, al quale partecipai anch’io, con G. Dal Piaz, Biadene e Pancini e Giudici: “Io temo che i movimenti si aggraveranno”. In quella occasione si era parlato dei sondaggi da fare e di trincee nella depressione del Pian della Pozza, come risulta dalla lettera che quella sera stessa avevo scritto a mio padre, contenente due schizzi di profili geologici attraverso la frana. Questi sono interessanti per mostrare quanto fosse incompleta allora la mia conoscenza del fenomeno: vi accennavo anche alla possibile esistenza di argilla, alla possibile suddivisione della massa in due parti franate in tempi differenti, una sull’altra e con meccanismi
Figura 31 Il piano di scivolamento (S) della paleofrana: nel profilo A) secondo la prima ipotesi (da Giudici e Semenza, giugno 1960, modificato aggiungendo la linea punteggiata), e nel profilo B) secondo quella di E. Semenza dell’agosto 1960 (cfr. fig. 45).
