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pag.194

necessario abbandonare il progetto, dovrebbe consigliare prudenza nel giudicare il suo comportamento.

È stato anche affermato che i tecnici non vennero messi in contatto. Questa accusa, fatta da Caloi e da altri dopo di lui, è molto importante, ma non può essere imputata a Carlo Semenza. Caloi ha partecipato certamente a diverse riunioni di tecnici; ricordo poi che i rapporti da mio padre favoriti - riguardavano me e rispettivamente Dal Piaz e Müller - erano più che sufficienti, e le differenze di opinioni venivano da lui stesso valutate, volendo sempre arrivare a conoscere come le cose stessero realmente. Per il periodo successivo alla sua morte non posso giudicare, e rimando a ciò che affermano Hendron e Patton (1986) e Sembenelli (1992) (vedi capitolo 12). Certo i tecnici, e specialmente i professori, non sono sempre così disposti a ritrattare o anche solo a confrontarsi con altri, e ciò crea difficoltà a chi deve poi scegliere il modo di operare. Ricordo bene le lamentele che, generalmente in modo scherzoso, mio padre e i suoi collaboratori esprimevano a questo proposito.

C4. Possibilità che le dighe crollino

Tutte le dighe possono crollare? Sull’attenzione al fatto che molte dighe in quel periodo erano crollate (pag. 49), direi che si tratta di un discorso non esattamente pertinente, perché la diga del Vaiont non crollò.1 Quindi tutto il discorso sulla leggerezza dei progettisti e degli organi di controllo, almeno in questa fase, non è giusto.

La SADE era ritenuta affidabile dagli organi ministeriali. Questo era giustificato dai fatti, e cioè dai numerosissimi impianti idroelettrici costruiti con successo, e tuttora in piena efficienza. Come ognuno sa, spesso i tecnici delle società costruttrici sono più esperti dei controllori statali e, almeno in questo caso, i tecnici, con mio padre in testa, erano del tutto affidabili, sia perché all’avanguardia in molti campi rispetto anche a quelli di altre società, italiane e straniere, sia per la loro morale professionale.

Sempre a questo proposito, non posso concordare con la tesi di Palmieri (pagg. 12 e 49) che si sarebbe dovuto predisporre “opere che




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  1. (115) Diversamente da quello che sembra pensino vari giornalisti o altri personaggi, che non si sono mai scomodati ad alzarsi dalla loro sedia a Milano o Roma o altrove per andar sul posto, e prendono fischi per fiaschi e magari Lavarone per Longarone…