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pag.44

dar luogo a piccoli distacchi, di detrito spigoloso, privo di matrice argillosa.1

Molto importante è stata invece la scoperta della massa di un’antica frana sul fianco sinistro della valle a cavallo del Rio Massalezza: ne parlo nel capitolo seguente.

6. La scoperta dell’antica massa di frana (o paleofrana) del Toc

Già verso la fine di agosto posi l’attenzione sulla zona del Pian del Toc e del Pian della Pozza (versione italiana del nome locale Paùsa) (fig. 14), che si presentava come una massa in un certo senso anomala, avente un’area di circa un chilometro quadrato (che fosse grande il doppio lo si è scoperto poi). Nella sua parte più prossima al torrente essa sporgeva nettamente dal resto del fianco sinistro della valle, e per una notevole lunghezza era addirittura bordata da pareti molto ripide o verticali (figg. 15 e 16), nelle quali la roccia affiorava ovunque, ma spesso con particolarità


Figura 14 Il versante settentrionale del M. Toc, visto dalla nuova strada a valle della diga (E. Semenza, 25 agosto 1959). In primo piano sulla destra il fianco sinistro della gola del Vaiont, con il Calcare del Vaiont, i cui banchi immergono verso Est, e al centro lo scavo dell’imposta sinistra della diga, con il pulvino già costruito. In secondo piano la massa della paleofrana: a sinistra la parete NW (cfr. fig. 17), dietro la gru il Pian della Pozza e a destra la porzione più alta della paleofrana (cfr. fig. 15). Nello sfondo, in alto, la cresta NE del M. Toc, che culmina con il Becco di Toc, e a destra il torrione della Costa Vasei. Nel lembo di prato più a destra si scorgono le Casere Nelve.




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  1. (23) Si vedano le relazioni scritte da G. Dal Piaz dal 1930 al 1960.