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pag.45

varie assai preoccupanti, come è precisato più sotto. Tutta la parte rimanente del versante aveva invece un andamento conforme a quello degli strati della sottostante formazione, cioè il Calcare del Vaiont, e quindi una pendenza costante verso NNE, benché con inclinazione variabile (figg. 27 e 28). Ritengo utile dare una descrizione dettagliata di queste pareti. Le sigle (di cui mi servirò anche nel seguito del testo) fanno riferimento allo schizzo della figura 16’. I nomi delle formazioni sono quelli che ho dato, allo scopo di facilitare la lettura ai non esperti di geologia, nella nota 6.1

La parete nordoccidentale del Pian del Toc (PNW; fig. 17). Notai anzitutto che nella parete nordoccidentale di questa “massa sporgente”, avente direzione più o meno NNE-SSW, la roccia affiorante (della Formazione di Socchèr) appariva interessata, su gran parte della sua




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  1. (6) Ferasin, studiando i dintorni di Cimolais, era arrivato fino alla Val Zemola, scoprendo l’esistenza della fortissima riduzione dello spessore (fino a pochi metri) delle formazioni del Giurassico superiore e del Cretacico inferiore e medio (che qui fino allora erano giudicate addirittura inesistenti). In quell’area, che corrisponde al fianco NNE della sinclinale di Erto, quelle formazioni sono sostituite dalla cosiddetta “serie condensata”, visibile nel profilo ‘b’ della figura 28 (formazione indicata con la lettera ‘a’) che comprende, ma non dovunque, il famoso Marmo di Erto (Giurassico superiore e Cretacico inferiore), dal caratteristico colore rosa, e al di sotto un sottilissimo livello di calcari selciferi verdi e rossastri (parte bassa del Giurassico superiore). A Sud-Ovest invece, e quindi nella Valle del Vaiont medio bassa e nella bassa Val Mesazzo, il medesimo intervallo stratigrafico corrisponde a quella che lui chiamò Formazione di Socchèr, che raggiunge nell’insieme lo spessore di circa 200 metri. Questa è una complessa alternanza di livelli di natura alquanto diversa, che oggi vengono distinti all’interno delle due formazioni, di Socchèr e di Fonzaso (Ferasin 1955 e 1956; Rossi e Semenza 1965; Riva et al. 1990), e che qui semplificando raggrupperò in tre livelli, b, c e c’ (vedi la fig. 28; N.B.: nella figura 28 c e c’ sono uniti), che si susseguono dall’alto al basso come segue: - un livello b, superiore, nel complesso molto rigido, costituito da grossi banchi calcarei compatti di vario tipo (che chiamerò qui “Banchi di Socchèr”) con alcuni potenti livelli rossastri, uno dei quali, (visibile nella fig. 36) è sito alla base ed è meno compatto; - un livello c, sottostante, facilmente ripiegabile, che è una potente serie sottilmente stratificata di marne e calcari marnosi rossi, o verdastri o grigi, in parte cretacica, sopra, e in parte giurassica, sotto (chiamata qui “strati sottili Fonzaso-Socchèr”); - un livello c’, basale, del Giurassico superiore, di calcari selciferi di color grigio, in strati sottili con intercalazioni argillose (che qui chiamerò “Fonzaso con argille”), la cui parte più alta è stata la sede di buona parte del piano di scivolamento della frana, a causa dello scarso attrito e della scarsa permeabilità dell’argilla.