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di congetture non sufficientemente dimostrabili. È evidente che il giudice deve diffidare di tutto, ma credo che tra i suoi doveri ci sia anche quello di considerare la possibilità della buona fede, specialmente nelle persone da lui non conosciute, ma che per tutto il loro operare sono sempre state considerate oneste. In questo caso invece mi pare di poter dire che la magistratura, sia pure in diverso grado nei differenti giudizi, non sempre ha seguito questa norma, e di conseguenza non è pervenuta a individuare tutta la verità dei fatti. Certamente il caso del Vaiont, con tutti i suoi aspetti scientifici e tecnici, risulta molto difficile da capire, e il giudizio sulle responsabilità è molto arduo: questa mia fatica vuole essere anche un contributo al superamento di tali difficoltà.
Il grande pubblico non conosce le sentenze, ma i libri di vari autori, ai quali ho accennato qui sopra, che sono stati pubblicati negli ultimi anni. Tra essi un posto speciale spetta anzitutto a quello della giornalista Tina Merlin, pubblicato la prima volta nel 1983 e rieditato nel 1993 e nel 1997, che riporta la storia del Vaiont come l’ha vissuta lei assieme agli abitanti di Erto; e poi a quello di Marco Paolini e Gabriele Vacis (1997), i quali partendo dal libro della Merlin costruiscono il canovaccio dello spettacolo suddetto, che ha ispirato poi Renzo Martinelli, regista del film Vajont.
Una particolare menzione merita invece il libro dell’avvocato Nicola Walter Palmieri (1997), che da una posizione totalmente diversa espone i vari aspetti della vicenda, con particolare riguardo a quello giuridico.
Anche altri libri, e articoli, inchieste e sentenze, meriterebbero commenti: e qua e là ne faccio qualcuno. Ma ho scelto questi tre perché sono recenti e quindi influenzano maggiormente il modo di pensare della gente. A ciascuno di essi riservo un commento in una delle appendici A, B e C. I commenti sono in vari punti quasi un doppione di argomenti esposti in questa mia storia, e talora si assomigliano, ma ho ritenuto di doverli fare ugualmente, per la comodità di chi ha sott’occhio una sola di quelle pubblicazioni, e per aiutarli a capire dove esse si discostano da quella che io ritengo la verità.
