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APPENDICE B
Osservazioni e risposte al libro di Marco Paolini e Gabriele Vacis1
B1. Introduzione
Ho avuto modo di parlare a Marco Paolini più volte, prima del suo spettacolo del 9 ottobre 1997 trasmesso alla TV. Avevo saputo del lavoro teatrale che portava in giro per l’Italia e che sarebbe venuto a Ferrara nel febbraio di quell’anno: l’invitai così a casa mia. Gli raccontai, per circa due ore, tutto quello che sapevo e gli mostrai foto e carte. Poi assistetti due volte al suo spettacolo a Ferrara, e di nuovo gli parlai a lungo. Qualche giorno prima di quello televisivo ci trovammo per caso alla diga del Vaiont; scese dall’auto e mi disse della sua convinzione circa le responsabilità di mio padre. Da parte mia esposi argomenti contrari a questa convinzione, e parlammo ancora a lungo. Gli scrissi poi, un paio di volte, evidenziando errori e suggerendo idee.
Credo perciò di aver fatto tutto ciò che potevo per dimostrargli che non avevo preconcetti nei suoi riguardi, e per aiutarlo a vedere la vicenda del Vaiont secondo la verità e con il rispetto della posizione di ciascuno dei protagonisti, che io avevo avuto occasione di conoscere. Sembra che qualcuna di queste idee sia stata accolta: nello spettacolo televisivo mancano alcune parti da me contestate negli spettacoli teatrali e presenti nel libro, e di ciò gli sono grato. Ma dopo la trasmissione in TV, come ho detto, gli scrissi nuovamente, confutandogli ancora diverse affermazioni e anche il suo modo di fare “di parte”, che mi sembrava essersi rivelato ormai chiaramente.2
Decisi poi di darmi da fare per diffondere la mia versione dei fatti, e con l’aiuto di amici la esposi con lettere a giornali, in seminari universitari e conferenze pubbliche. La reazione della “sua parte” a queste ultime non è mancata, e mi sembra sia emerso chiaramente il fine politico dei suoi spettacoli, ai quali sono seguite lezioni nelle scuole elementari e medie.
Infine ho letto con attenzione il suo libro Il racconto del Vajont (1997), che dallo spettacolo sostanzialmente deriva, e non posso tacere.

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(103) Dato lo stretto legame del libro con lo spettacolo che vede Paolini come unico attore, nomino d’ora in poi soltanto lui, anche per brevità. ↩
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(104) Non ho avuto poi più contatti con lui, e in seguito ho saputo che vuole uscire da questa esperienza, che l’ha “segnato profondamente” («la Repubblica», 1° ottobre 1999). Ciò mi incoraggia a sperare in un suo ripensamento, ma non posso fare come se non fosse successo niente: molti, troppi, sono convinti che abbia ragione lui. ↩