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pag.255

di vista dei franamenti. L’autore era stato comunque informato da me delle prime risultanze del mio studio il 1° ottobre a Salisburgo, in un incontro insieme a mio padre e all’ing. Pancini durante l’annuale Colloquio di Geomeccanica (vedi capitolo 7, capoverso “Reazioni”). Questi Colloqui erano organizzati da Müller, fondatore e primo presidente dell’ISRM (International Society for Rock Mechanics) e direttore dal 1963 della rivista «Felsmechanik und Ingenieurgeologie - Rock Mechanics and Engineering Geology». I colloqui erano frequentati regolarmente da mio padre, dall’ingegner Pancini, da altri ingegneri che lavoravano al Vaiont, e qualche volta da me.

  1. Mio padre aveva un vivissimo senso di rispetto per la natura, e si rendeva conto che nel suo mestiere doveva sempre cercare di alterarla il meno possibile: era cioè combattuto tra il dovere di rispettarla e la necessità di costruire impianti per la produzione di energia elettrica (cfr. C. Semenza, 1950). A quei tempi la produzione era ottenuta per la stragrande maggioranza con impianti idroelettrici (sia in conseguenza della “autarchia”, sia per l’alto costo del petrolio), mentre adesso la grande maggioranza è ottenuta con le centrali termiche (atomiche o a idrocarburi). Circa l’assoluta necessità di rispettare la natura, amava spesso citare le parole di Bacone (Francis Bacon, 1561-1626): Natura non nisi parendo vincitur, “La natura non si vince, se non obbedendo ad essa” (Novum organum, I, 3). Anche in questo caso, gli fu chiaro che per obbedirle era necessario fare di tutto per capirla.

  2. Cadisch et al. (1965), pag. 85 e segg.; Tribunale dell’Aquila, pagg. 270-271.

  3. Le misure furono fatte con sistemi ottici, da capisaldi sul fianco destro della valle, a varie decine di “punti” (paline o traguardi su fabbricati) distribuiti su tutta la superficie della massa sospettata, e anche al di fuori di essa, in modo da avere un confronto e quindi un’indicazione circa l’estensione reale dell’area interessata dal fenomeno. Certo, le misure ottiche, su distanze così grandi, e con il tremolio dell’aria, dovuto al moto ascensionale del vapore dal lago, non potevano avere la grande precisione che è possibile al giorno d’oggi con i raggi laser; tuttavia l’esame dei risultati sul medio e lungo periodo consentì, per tutto il tempo delle misure, di conoscere in modo più che soddisfacente i movimenti subiti dalla massa.

  4. Circa 700.000/250.000.000, cioè circa 1/357 del totale.

  5. Francesco Penta, professore di Geologia Applicata alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma, autore di numerose pubblicazioni sulle frane, componente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e della Commissione di Collaudo della diga del Vaiont. Si veda in A3 il capoverso “Commissione di Collaudo”.

  6. I movimenti della massa erano misurati con grande regolarità, e riguardavano le due componenti, orizzontale e verticale (questi ultimi erano misurati con frequenza molto minore, cfr. Tribunale dell’Aquila, pag. 278), relative a ciascun punto. Ma nei diagrammi riassuntivi e nelle note inviate al Ministero sono sempre state riportate soltanto quelle orizzontali. I periti del secondo collegio e i giudici di Belluno hanno ritenuto che ciò fosse una grave mancanza. Tuttavia, proprio dalle osservazioni della seconda perizia a questo proposito risulterebbe che l’assistente governativo era a conoscenza di queste misure e ne trattava nella sua relazione dell’8 ottobre 1962 trasmessa a Roma dal Genio Civile di Belluno (Calvino et al., 1967, pag. 11-63). Bisogna comunque osservare che in realtà gli spostamenti orizzontali erano i più significativi, in quanto esprimevano quasi esattamente il movimento



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