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pag.145

il totale di ciò che era stato stabilito. Questi soldi però non erano stanziati tutti subito, ma circa la metà nel 1958 e gli altri in seguito, mentre 283 milioni restavano congelati fino a dopo il collaudo. Dopo la nazionalizzazione questi ultimi sarebbero andati all’ENEL.1

Commissione di Collaudo. Dice che la Commissione di Collaudo “deve sorvegliare per conto del ministero l’avanzamento dei lavori e la tenuta del bacino artificiale” (pag. 71/59). Non risulta che avesse nessuno di questi compiti. L’incarico, anche se dato in corso d’opera e non alla fine come si usava, all’inizio non comprendeva per i collaudatori “alcun potere di sorveglianza o di direzione nello svolgimento dell’opera medesima, e i poteri di intervento ad essi attribuiti”2 erano preordinati al fine del collaudo. Soltanto dopo la frana del 4 novembre 1960 la Commissione di Collaudo ha avuto maggiori compiti, e cioè di esaminare dal punto di vista tecnico il problema della stabilità della sponda sinistra del bacino.

Circa il fatto che Penta sia stato chiamato a far parte della Commissione di Collaudo, pur essendo consulente della SADE per Pontesei, c’è da dire che Penta era soprattutto il geologo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, e che la sua consulenza per Pontesei era iniziata nel marzo 1959 dopo lo scivolamento della frana di Pontesei-Fagaré (vedi il mio capitolo 4). Al momento della sua nomina nella Commissione di Collaudo (1° aprile 1958) la frana non era ancora avvenuta. Ma come componente della Commissione di Collaudo per il Vaiont non aveva, come si è detto, competenze sulla stabilità dei versanti fino a dopo il 4 novembre 1960. La Commissione Parlamentare (a pag. 70) ha poi affermato che non vi era incompatibilità tra l’aver approvato il progetto (come componente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici) e il far parte della Commissione di Collaudo, e anzi ha ribadito l’opportunità della previa conoscenza dell’opera da parte dei tecnici chiamati a collaudarla.

La Merlin sostiene anche che Carlo Semenza attendeva la visita della Commissione di Collaudo del 19 luglio 1959 con qualche trepidazione, perché le indagini geosismiche, condotte sulla roccia della sponda sinistra del bacino e della diga, avevano denotato qualche inconveniente (pag. 72/60). Non si tratta evidentemente di quelle indagini fatte in dicembre dopo l’allarme circa la paleofrana, e quindi si deve essere trattato di inconvenienti




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  1. (91) Relazione Comm. Parlamentare d’inchiesta (1965), pagg. 100-101; Tribunale dell’Aquila, pag. 326. Cfr. Mandarino (1967), paragrafo LXIV.

  2. (92) Corte d’Appello, pagg. 124, 125 e 137.