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pag.195

potessero garantire la pubblica incolumità nel fondovalle in caso di crollo della diga, eventualità prevedibile considerando che molte dighe crollano.” Se questo fosse ritenuto giusto, si dovrebbero costruire muraglioni di protezione attorno agli abitati, come si usava in altri tempi? E intanto disattivare tutte o quasi le dighe in Italia1 e nel mondo? O non anche proibire l’uso di automezzi, aerei, treni, che sono spesso fonte di incidenti? Anche le case possono crollare, e allora dovremmo abitare tutti sotto le tende o nei containers? O non si dovrà piuttosto vedere di fabbricarle in modo che non crollino? E se per le dighe il discorso non è giusto, perché non dire che la cosa da fare è affinare sempre più le tecniche di indagine e gli accorgimenti per impedire crolli o altri inconvenienti (vedi capitolo 17)? Ricordiamo sempre che se la diga del Vaiont non crollò non fu per un caso, ma perché tutto era stato fatto a regola d’arte, e perché tutte le attenzioni, fino all’ultima ora dell’ultimo giorno, erano state rivolte a quello scopo, e anche perché la frana non si muoveva verso la diga, ma verso il versante destro della valle a monte della diga (vedi paragrafo C9).

C5. Sulla scoperta della paleofrana

Visione intuitiva? In coda al lungo capoverso delle pagine 16-19, dopo aver riportato la storia della costruzione della diga, dei primi franamenti e dei primi movimenti dell’estate 1960, si parla della mia ipotesi della possibile riattivazione della paleofrana, riportata nella relazione del giugno 1960, affermando che era una mia “visione intuitiva”, quasi l’avessi avuta in sogno,2 senza menzionare che ero arrivato a tale conclusione dopo uno studio dettagliato del terreno. Inoltre, l’ordine col quale descrive gli avvenimenti fa pensare che egli intendesse dire che quanto scritto nella relazione mia e di Giudici derivasse dall’esser venuti a conoscenza di quei primi franamenti e movimenti, mentre è vero il contrario.

La verità sulla scoperta. La verità è esposta nel capitolo 7 (e già nel 1965 nella mia Sintesi) e cioè che il mio studio era iniziato nel luglio 1959, e la mia ipotesi era stata esposta oralmente a mio padre alla fine di agosto 1959. Da ciò appunto erano state avviate le indagini e le misure topografiche,




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  1. (116) Quante sono in Italia le dighe che non minacciano paesi in caso di crollo? È da notare che lo stesso Palmieri (pagg. 118-119) ammette che se ciò “dovesse diventare la regola di condotta nel mondo reale, avrebbe probabilmente come conseguenza la paralisi di gran parte delle attività produttive condotte su scala industriale”.

  2. (117) In una lettera del 21 gennaio 2002, in risposta all’invio della prima edizione di questo libro, l’Avv. Palmieri mi ha spiegato così il suo uso inglese del termine ‘visione’, “visione non significa sogno, ma è il più accentuato ed elogiativo termine per descrivere la acuta penetrazione di un problema, la capacità di vedere prima degli altri ciò che dovrebbe essere ovvio… ho voluto mettere in risalto la sua capacità unica di afferrare la reale situazione”. Cfr. anche Ascari (1973), parte III.