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pag.173

dei ghiaioni”, cosa assolutamente falsa, se si intendono ghiaioni attivi; da notare peraltro che, anche se così fosse, non ci sarebbe nessun pericolo da parte dell’invaso. Si veda ciò che ho scritto al paragrafo A6.

Vaiont significa “va giù”. A pagina 45 scomoda addirittura l’etimologia, per dire che la zona era inadatta. L’etimologia è sempre stata un campo dove le certezze sono rare, per cui ognuno si sente autorizzato a inventare tranquillamente. Ma qui viene a dire che Vaiont significa “va giù”, mentre è chiaramente l’accrescitivo della voce dialettale “Vaio”, che significa valle: come dire “Vallone” (vedi Bellò 2002).

Toc vuol dire pezzo “marcio”. In dialetto veneto, toc significa “matto” o “toccato” (se la o è chiusa) oppure (se la o è aperta) “pezzo”, nel caso pezzo di terra buona; questo secondo significato mi sembra il più probabile, in quanto effettivamente i prati abbastanza pianeggianti della zona erano gli unici dove gli abitanti di Casso potessero coltivare patate, mais ecc., e mandare le bestie al pascolo senza pericoli.1

Che cosa sapeva la gente sul Toc? La gente del luogo non sapeva niente di movimenti ricorrenti nella zona della frana. L’unico allarme riguardava Erto, e veniva da una specie di presagio, espresso da Tina Merlin, e pare anche dagli abitanti di Erto, secondo il quale il paese, che sta da tutt’altra parte, sarebbe finito in un lago, che ancora non esisteva.

La passerella. A pagina 51 si parla della impossibilità, affermata dalla SADE, di costruire la passerella pedonale, “perché il terreno non lo consente”: così dice la Merlin. Ma le cose stanno in modo diverso, come si è detto al paragrafo A3: lo si capisce se i singoli fatti sono esposti correttamente e nell’esatto ordine cronologico.

B4. Giudizi negativi sui protagonisti

Paolini si diverte a giudicare negativamente ogni atto dei protagonisti. La favola del sidecar. Al giudizio negativo su Carlo Semenza e Giorgio Dal Piaz arriva dopo aver provveduto sapientemente a metterli in ridicolo con la fiaba del sidecar durante un primo sopralluogo al Vaiont. Uno magro, quindi l’altro doveva essere grasso, “se no la coppia comica non




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  1. (106) Risulta che in passato questo “pezzo” era stato addirittura l’oggetto di una contesa con gli abitanti di Degna e Provagna, paesi situati giù nella valle del Piave, in quanto era tutto coperto di alberi, che allora erano molto richiesti dalla Repubblica Veneta: ciò era fonte di lavoro e di notevoli guadagni di una specie di corporazione, gli “zattieri” di Codissago, cioè gli addetti al trasporto fluviale di zattere di tronchi, fiorente nel Longaronese. Quando si smise di usare il legname nella costruzione delle navi, il bosco fu sostituito dal prato, e la contesa cessò. Per quanto riguarda l’etimologia, devo dire che in passato avevo anch’io indicato altre ipotesi, simili a quella di Paolini; ma allora non conoscevo la storia qui riportata. È da notare inoltre che spesso sono i monti a ricevere il nome da zone vicine o da fatti utili all’uomo, e non viceversa.