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pag.154

Riguardo poi alle dimensioni della frana descritta nella relazione Giudici-Semenza del giugno 1960, si veda nel mio capitolo 7.

I rapporti di Caloi. Afferma che Caloi, nel febbraio 1960, nel suo rapporto stilato dopo “ulteriori indagini”, “trova che adesso la situazione è mutata. L’incoerenza della massa non si riscontra solo fino a un massimo di 20 metri dalla superficie, come aveva rilevato l’anno prima, ma è profonda fino ad un centinaio di metri” (pag. 77/64). In realtà quel rapporto l’ha scritto, assieme a M. C. Spadea, il 10 febbraio 1961, dopo la seconda serie di indagini, fatta nel dicembre 1960, un mese dopo la frana del 4 novembre. Più sotto scrive che Dal Piaz ha tratto da quel rapporto “un’impressione tranquillante”. In realtà questa frase l’ha scritta a proposito del rapporto Caloi di un anno prima. Si fa così la storia?1

La frana del 4 novembre 1960. Il racconto della Merlin è accompagnato da particolari inventati e inverosimili, che si rifanno a quelli del suo articolo comparso su «l’Unità» dell’8 novembre 1960 (pag. 84/70). “È un intero appezzamento di bosco e di prato, interessante un fronte di 300 metri”. Ma se si vuole essere precisi bisogna dire che è una massa che in superficie in alto corrispondeva ad una striscia di terreno prativo e boscoso lunga circa 300 m in direzione Est-Ovest, ma larga non più di una decina di metri in direzione Nord-Sud (vedi fig. 35), e nell’esteso e ripido versante sottostante era cosparsa di detrito in buona parte coperto di boscaglia, mentre in profondità aveva uno spessore medio di poco maggiore, per cui il volume stimato è di circa 700.000 m³.

Parla di una “grande ondata” (nell’articolo diceva “un’immensa colonna d’acqua”), mentre le misure fatte sono di un’ondata di circa due metri d’altezza, che ha raggiunto i dieci metri soltanto infrangendosi contro la diga. L’ondata “spezza le spie di vetro disseminate sui muri delle case e nelle rocce dei due versanti” (nell’articolo però fenditure e spie di vetro spezzate non erano attribuite alla frana del 4 novembre, né tanto meno all’ondata; si trattava, probabilmente, di fenomeni dei mesi precedenti).

“L’evento temuto dagli ertani” secondo il libro, nell’articolo non lo era, tant’è che proprio quel giorno “non c’era nessuno”, ma di solito ragazzi e valligiani verso le ore 13 si aggiravano “con rudimentali zattere nel punto del lago dove è precipitata la frana per trarre in salvo dalle case, per




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  1. (94) Per comodità del lettore riporto una breve cronistoria di questi fatti. 4 febbraio 1960, 1° rapporto; 15 febbraio 1960, C. Semenza scrive a Caloi con richiesta di chiarimenti; 17 febbraio 1960, Caloi risponde che gli echi erano pochi e non distribuiti su di una stessa superficie; 26 febbraio 1960, C. Semenza scrive a Dal Piaz, chiedendo che cosa ne pensa; marzo 1960, Dal Piaz risponde tranquillizzando; 4 novembre 1960, frana; dicembre 1960 seconda indagine Caloi; 10 febbraio 1961, 2° rapporto. Si veda anche l’Appendice F.