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sia col comportamento della massa; essa infatti si muoveva chiaramente, benché con modalità non ovunque identiche, in un blocco unico, come dimostrato dall’apertura della lunghissima fessura, apertura che era praticamente uguale lungo tutto il margine meridionale.1
♦ Momento di svolta. I fatti dell’ottobre-novembre 1960 hanno comunque segnato una svolta importantissima nella vicenda, e accresciuto
Figura 35 L’orlo della scarpata che limitava a Nord il Pian della Pozza prima della frana del 4 novembre 1960 (E. Semenza, 14 aprile 1960). È evidente il piano di movimento fortemente inclinato lungo il quale in precedenza era scivolata per una decina di metri la zolla ribassata, visibile sulla sinistra; questo piccolo movimento non può essere messo in relazione diretta con il lago, che a quel tempo non aveva ancora raggiunto il limite inferiore del piano di movimento della frana del 4 novembre. Quest’ultimo come si vede nella figura 36 è stato la fase finale di quel movimento: potrebbe però essere collegato ai primi movimenti dell’intera massa della paleofrana.

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(36) I movimenti della massa erano misurati con grande regolarità, e riguardavano le due componenti, orizzontale e verticale (questi ultimi erano misurati con frequenza molto minore, cfr. Tribunale dell’Aquila, pag. 278), relative a ciascun punto. Ma nei diagrammi riassuntivi e nelle note inviate al Ministero sono sempre state riportate soltanto quelle orizzontali. I periti del secondo collegio e i giudici di Belluno hanno ritenuto che ciò fosse una mancanza. Tuttavia, proprio dalle osservazioni della seconda perizia a questo proposito risulterebbe che l’assistente governativo era a conoscenza di queste misure e ne trattava nella sua relazione dell’8 ottobre 1962 trasmessa a Roma dal Genio Civile di Belluno (Calvino et al., 1967, pag. 11-63). Bisogna comunque osservare che in realtà gli spostamenti orizzontali erano i più significativi, in quanto esprimevano quasi esattamente il movimento della parte più settentrionale della massa. Che la componente verticale dello spostamento fosse maggiore nella parte meridionale della frana, sempre più alta di quella misurata nella parte settentrionale, come risulta dai diagrammi delle misure 1961-1962 della rete di livellazione lungo la strada in sponda sinistra, poteva essere un indizio ulteriore di uno scivolamento su di una superficie concava profonda, piuttosto che di uno scorrimento di una “lama superficiale”. Ma in realtà c’erano ben altre evidenze che permettevano di escludere l’ipotesi di una “lama” superficiale: fra queste la fessura perimetrale e l’integrità dei pozzi (sugli spostamenti verticali vedi Müller 1964, pag. 179, e Müller 1968, pag. 27). ↩