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pag.155

metà sommerse, travi e materiale vario”. Invece nel libro scrive: “Con le sopravvenute piogge” hanno “smesso di farlo, non si sa mai”. Risulta però che aveva piovuto moltissimo per tutto ottobre (addirittura più di tutti gli altri mesi dal 1960 al 1963); quindi, secondo questa ricostruzione, avrebbero dovuto aver smesso di navigare già da un mese.

E nella zona dove la frana è caduta non c’erano case. C’erano solo, vicino ma più verso la diga, sul fianco destro, un rudere, e un po’ più lontano tre o quattro edifici presso il ponte del Colombèr, a quota 600 e quindi completamente sommersi da alcuni mesi. Le case che affioravano in quel periodo, con il lago a poco più di 650 m, erano invece quelle sotto Erto, distanti oltre 3 km dalla frana: è inverosimile che l’ondata, lì sicuramente assai minore di 2 metri, le abbia travolte “come fuscelli”.

Due eventi del 30 novembre 1960: l’interrogazione parlamentare dell’on. Franco Busetto e il Processo di Milano (pagg. 86-87/72). L’onorevole Franco Busetto alla Camera fa un’interrogazione al Ministro dei Lavori Pubblici circa i controlli e provvedimenti da adottare “per difendere l’abitato del Comune di Erto… colpito da due grosse frane precipitate a distanza di poco tempo l’una dall’altra sulla destra e sulla sinistra del bacino”. Per la Merlin con questa interrogazione le autorità vengono informate “di quanto è avvenuto sul Vajont”: ma a Erto non era franato niente! E subito dopo dichiara trionfalmente che lo stesso giorno il Tribunale di Milano l’ha assolta per aver scritto, il 5 maggio 1959, che c’era pericolo (per Erto). I giudici, evidentemente ignari della vera situazione, non erano in grado di distinguere tra Erto e il monte Toc (vedi sopra, in questo stesso paragrafo A6).

Su «l’Unità» del 21 febbraio 1961, la Merlin aveva veramente previsto ciò che poi è avvenuto? L’articolo (pag. 89/74, riportato in parte nella nota 20 a pag. 92/76) ha per titolo Un’enorme massa di 50 milioni di metri cubi minaccia la vita e gli averi degli abitanti di Erto. In esso si legge: “Una enorme massa di 50 milioni di metri cubi di materiale, tutta una montagna sul versante sinistro del lago artificiale, sta franando. Non si può sapere se il cedimento sarà lento o se avverrà con un terribile schianto. In quest’ultimo caso non si possono prevedere le conseguenze. Può darsi che la famosa diga tecnicamente tanto decantata, e a ragione, resista (se si verificasse il contrario e quando il lago fosse pieno sarebbe un immane disastro per lo stesso



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