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♦ Una galleria drenante avrebbe potuto risolvere il problema. Dai diagrammi suddetti (fig. 54) si può dedurre che una galleria drenante scavata interamente nel Calcare del Vaiont, che ne avesse scaricato la falda a valle della massa in frana (ma un po’ più bassa di quella tracciata nella figura 30), avrebbe potuto contribuire efficacemente all’arresto o alla mitigazione del franamento, come indicato da Müller: ma a suo tempo il problema non era stato approfondito a sufficienza.
Figura 54 Stabilità e instabilità della frana del Vaiont in funzione dei livelli dell’acqua nel serbatoio e delle precipitazioni nei 30 giorni precedenti (dalla figura 32 di Hendron e Patton, 1985).
Le velocità di movimento della frana (in cm/giorno, e suddivise in quattro classi di velocità), misurate in giorni significativi (indicati di fianco a ciascun cerchietto o triangolino, con la successione usata dagli americani: mese/giorno/anno), sono state riportate nel diagramma. Sull’asse X i giorni sono distribuiti secondo la somma delle precipitazioni nei 30 giorni precedenti, sull’asse Y secondo il livello del lago. La correlazione è stata studiata per periodi di diversa durata (in quattro diversi diagrammi), ma soltanto scegliendo il periodo di 30 giorni i cerchietti risultano distribuiti (diversamente da quanto avviene per altri periodi maggiori o minori) in modo che tra i neri e i bianchi si può tracciare un “inviluppo” di rottura dell’equilibrio (linea nera), al di sopra del quale rimangono quelle combinazioni, di livello del lago e di precipitazioni, che hanno di fatto portato ad accelerazioni del movimento (area in grigio). Si ritiene che in queste combinazioni si sia potuta determinare nei livelli argillosi una distribuzione delle pressioni nei pori sfavorevole alla stabilità della massa della paleofrana. Il risultato di questa correlazione spiega quindi perché in vari momenti la massa della frana è risultata instabile per determinati livelli del lago e perché essa, in altri momenti dei tre anni di osservazione, per un’altezza del livello del lago uguale o addirittura maggiore è invece risultata stabile.
Di fatto, nei quattro anni, i tre periodi di più forte piovosità in un periodo di 30 giorni si sono avuti nel settembre-ottobre 1960, nell’ottobre-novembre 1962, e nell’agosto-settembre 1963 (vedi fig. 53): quasi esattamente 30 giorni dopo l’inizio di questi periodi piovosi si sono avute le accelerazioni del movimento visibili nella figura 53 (vedi capitolo 16).
Un’estrapolazione dell’inviluppo di rottura (linea tratteggiata) permette di stimare: a) le precipitazioni che avrebbero portato alla rottura dell’equilibrio anche in assenza del lago; b) il livello del lago che avrebbe causato la rottura dell’equilibrio anche con precipitazioni scarse o nulle.
Le precipitazioni cumulate di 30 giorni che avrebbero potuto portare alla rottura anche in assenza del lago risultano essere di circa 700 mm. Poiché nei 4 anni di misure fu registrato il caso di un mese (ottobre 1960) con piovosità di circa 500 mm (vedi fig. 53), sembra ragionevole supporre che in età post-glaciale (in cui può essere collocato il movimento preistorico nel versante Nord del M. Toc) il valore di 700 mm possa essere stato facilmente superato. La teoria di Hendron e Patton è perciò in grado di spiegare perché significativi movimenti siano potuti avvenire nel passato anche in assenza di un lago.
Il livello del lago che avrebbe potuto portare alla frana anche in assenza di pioggia risulta essere circa 710-720 m. Questi valori possono essere confrontati con il massimo livello del lago raggiungibile (722,5 m): ne risulta che, a tale livello, la frana avrebbe potuto innescarsi anche in un periodo di scarsa piovosità. Il movimento veloce della frana del 1963 potrebbe essere quindi il risultato degli effetti combinati dell’elevazione del livello del lago e dell’aumento del livello piezometrico nell’acquifero inferiore, causato dalle precipitazioni nei 30 giorni precedenti.
