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completata rapidamente, e una a 721 m), che, consentendo il deflusso verso Cimolais, garantirono il mantenimento della quota del lago entro limiti di sicurezza.
16. Altri studi dopo il franamento
Nel periodo che seguì immediatamente il franamento finale vennero eseguiti vari altri studi, tra i quali emergono:
a) quello di Müller (1964) che descrive tutto ciò che era avvenuto negli anni precedenti e contiene importantissimi approfondimenti di carattere geologico-tecnico;
b) quello di R. Selli e L. Trevisan, i due professori di geologia membri della Commissione Ministeriale d’Inchiesta, studio eseguito con la collaborazione dei dottori G. C. Carloni, R. Mazzanti e M. Ciabatti (Selli et al. 1964).
Non tutto ciò che da essi è affermato sul fenomeno franoso, in particolare riguardo alla paleofrana e al Colle Isolato, mi trova consenziente; ciononostante i loro studi contengono una grande quantità di informazioni, ottimamente esposte e illustrate, dalle quali ho potuto ricavare molti degli elementi qui riportati. Particolare menzione merita il calcolo di Ciabatti, per valutare la velocità del franamento, che risulterebbe di 60 km/h.1
Sono seguiti altri studi importanti effettuati da vari studiosi, dalle varie commissioni d’inchiesta e dai periti del tribunale di Belluno. Molti di questi figurano nella bibliografia.
♦ Nuovi sondaggi. L’autorità giudiziaria richiese molto opportunamente l’esecuzione di numerosi sondaggi nella zona della frana; i risultati dei quali, per vario tempo, non furono disponibili a tutti e vennero usati, da chi li aveva potuti studiare, per effettuare una ricostruzione dettagliata del corpo di frana, e in particolare dell’andamento della superficie di rottura.
A suo tempo non ho avuto a disposizione le carote e quindi non potevo giudicare le ricostruzioni fatte da altri. Secondo Broili (1967) in tutta la porzione occidentale della frana e nella parte meridionale di quella

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(80) Calcoli fatti più recentemente da altri indicano una velocità di circa 100 km/h. ↩