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Le variazioni del livello della falda nell’acquifero inferiore. Esse dipendono quasi esclusivamente dalle precipitazioni che penetrano in tutto il versante settentrionale del M. Toc a monte della massa della paleofrana. Ciò è qui favorito dalle condizioni geomorfologiche: sia l’ampia conca circondata dalle alte creste della montagna sia la valle del Massalezza corrispondono ad una sinclinale minore, trasversale1 (cioè con asse di direzione Nord-Sud, immergente verso Nord con inclinazione sui 20°), con il Calcare del Vaiont in affioramento. Di conseguenza, nella parte alta l’acqua tende a ristagnare in superficie, favorendo lo sviluppo di fenomeni carsici (fig. 52).2
Da tutto questo quadro risulterebbe che la permeabilità in quella parte del Calcare del Vaiont che sta al di sotto della massa della frana era (ed è ancora) non molto elevata, per cui le oscillazioni del livello della falda nel suo acquifero, dipendenti quasi esclusivamente dalle precipitazioni, erano (e sono) molto lente.
♦ L’influenza delle piogge sulla stabilità. Le falde dei due acquiferi avevano quindi un regime differente: nella massa di frana il livello era all’incirca sempre uguale a quello del lago, mentre in quello inferiore la pressione dipendeva dal totale delle piogge dei 30 giorni precedenti. Ma soltanto quando l’acquifero inferiore era pieno, l’acqua poteva esercitare sulla massa soprastante una sottopressione non del tutto compensata dalla pressione della falda dell’acquifero superiore (fig. 52), e avere quindi sulla massa un effetto destabilizzante:3 ciò sembra confermato dai diagrammi di Hendron e Patton (uno dei quali è riportato in figura 54) che mettono in relazione per ogni giorno il livello del lago con la piovosità del periodo che lo precede e con i movimenti della massa.4
Si può notare, riguardando la figura 53, che i tre periodi nei quali per ogni invaso la frana si è mossa più velocemente (ottobre-novembre 1960, novembre-dicembre 1962 e settembre-ottobre 1963) sono stati preceduti da un mese di elevate precipitazioni.
L’importanza delle precipitazioni era già stata affermata sia dai periti del primo collegio, sia dalla commissione ENEL. Se si fosse capita questa correlazione, che già Müller nel 15° Rapporto (3 febbraio 1961) aveva affermato (“Come succedeva anche prima, ogni pioggia intensa provoca ancora ogni volta accelerazioni temporanee, di breve durata, ma spesso molto considerevoli”, vedi capitolo 10) come valida alternativa alla teoria della prima bagnatura, dopo le prime intense piogge di agosto 1963

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(83) Sinclinale significa piega con la concavità verso l’alto; trasversale vuol dire con direzione di piegamento a circa 90° da quelle principali della regione, che qui sono all’incirca Est-Ovest. Per asse della piega s’intende la sua cerniera. ↩
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(84) Da questa parte alta dell’acquifero inferiore l’acqua tendeva (e tende) a scendere verso Nord, dove l’asse della sinclinale trasversale si piega passando ad una pendenza di circa 40°, fino a raggiungere la zona più bassa del versante dove la sua curvatura pare attenuarsi fino ad annullarsi, dato che qui gli strati pendono uniformemente verso Est sui 20°. L’acqua andava quindi (e va) a riempire le cavità carsiche, meno sviluppate o assenti in basso a causa della copertura impermeabile ivi esistente ancora poche migliaia di anni fa, costituita dai livelli argillosi che stavano alla base e al disotto della massa della frana. Queste cavità quindi si restringono, ma continuano fino alla parete sinistra della gola, dove sono in realtà poche ma ben visibili alquanto a valle della diga, e assenti più a monte, come è stato evidenziato dalle fittissime indagini condotte in occasione della costruzione della diga: ciò può essere spiegato con la maggiore persistenza qui della suddetta copertura impermeabile. ↩
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(85) Infatti la pressione dell’acqua negli interstizi, anche piccolissimi, presenti nei livelli argillosi della Formazione di Fonzaso, riduceva le resistenze di attrito tra i granuli che li compongono. ↩
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(86) Questi diagrammi sono stati disegnati da Hendron e Patton (1985): quello relativo ai 30 giorni precedenti, riportato nella figura 54, appare anche in Semenza e Ghirotti (1998). ↩