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pag.130

lungo la superficie di movimento, giungendo però a valori incompatibili con la velocità accertata. Quest’ultima richiederebbe un angolo d’attrito di circa 4°. Ma l’argilla integra ha valori di circa 20° (angolo di attrito “di picco”), mentre in quella nella quale è avvenuto un movimento recente (ad esempio, quello della paleofrana, che dovrebbe essere di 10.000 anni fa, o meno: un tempo brevissimo, trascurabile in confronto ai circa 150 milioni di anni di età della Formazione di Fonzaso) il valore si riduce fortemente (angolo d’attrito “residuo”). I valori accertati con quelle prove erano infatti di circa 8°, e ciò è in accordo con la teoria della paleofrana, ma è ancora troppo alto per spiegare la velocità accertata per la frana del 1963.

Lo studio di Hendron e Patton: la paleofrana e i due acquiferi. Un grande contributo alla comprensione dei fenomeni è stato portato dallo studio di Hendron e Patton (1985), al quale ho contribuito dal 1976 fornendo le informazioni geologiche allora in mio possesso. In questo studio, condotto con lunghe ricerche sul terreno, con l’aiuto di vari ricercatori, essi hanno tra l’altro riconosciuto l’importanza della paleofrana e degli studi geologici che avevano permesso di accertarne l’esistenza; hanno inoltre potuto ipotizzare, in seguito alla scoperta da loro fatta di un livello calcareo ricco di straterelli d’argilla, impermeabile (“Fonzaso con argille” c’, vedi nota 61 e fig. 28), l’esistenza di due acquiferi, separati appunto da questo livello impermeabile, uno nella massa della frana (“banchi di Socchèr” b, e “strati sottili Fonzaso-Socchèr” c) e uno nel sottostante Calcare del Vaiont.

Misure piezometriche. Questa ipotesi della quale si potrebbe avere anche oggi una conferma diretta mediante l’installazione di piezometri capaci di misurare i livelli della pressione idrostatica di ciascuno degli acquiferi incontrati, è comunque suffragata da varie considerazioni sulle misure fatte negli anni 1961-1963 nei tre piezometri allora funzionanti (vedi fig. 53). L’oscillazione del livello della falda nei due acquiferi aveva un comportamento diverso.

L’altissima permeabilità della massa di frana. Nell’acquifero superiore il livello della falda era uguale a quello del lago, in quanto per l’altissima permeabilità le precipitazioni piovose penetravano velocemente, trasferendosi quindi nel lago, e ovviamente anche le acque del lago potevano altrettanto velocemente penetrare nella massa, quando il livello si innalzava.




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  1. (6) Ferasin, studiando i dintorni di Cimolais, era arrivato fino alla Val Zemola, scoprendo l’esistenza della fortissima riduzione dello spessore (fino a pochi metri) delle formazioni del Giurassico superiore e del Cretacico inferiore e medio (che qui fino allora erano giudicate addirittura inesistenti). In quell’area, che corrisponde al fianco NNE della sinclinale di Erto, quelle formazioni sono sostituite dalla cosiddetta “serie condensata”, visibile nel profilo ‘b’ della figura 28 (formazione indicata con la lettera ‘a’) che comprende, ma non dovunque, il famoso Marmo di Erto (Giurassico superiore e Cretacico inferiore), dal caratteristico colore rosa, e al di sotto un sottilissimo livello di calcari selciferi verdi e rossastri (parte bassa del Giurassico superiore). A Sud-Ovest invece, e quindi nella Valle del Vaiont medio bassa e nella bassa Val Mesazzo, il medesimo intervallo stratigrafico corrisponde a quella che lui chiamò Formazione di Socchèr, che raggiunge nell’insieme lo spessore di circa 200 metri. Questa è una complessa alternanza di livelli di natura alquanto diversa, che oggi vengono distinti all’interno delle due formazioni, di Socchèr e di Fonzaso (Ferasin 1955 e 1956; Rossi e Semenza 1965; Riva et al. 1990), e che qui semplificando raggrupperò in tre livelli, b, c e c’ (vedi la fig. 28; N.B.: nella figura 28 c e c’ sono uniti), che si susseguono dall’alto al basso come segue: - un livello b, superiore, nel complesso molto rigido, costituito da grossi banchi calcarei compatti di vario tipo (che chiamerò qui “Banchi di Socchèr”) con alcuni potenti livelli rossastri, uno dei quali, (visibile nella fig. 36) è sito alla base ed è meno compatto; - un livello c, sottostante, facilmente ripiegabile, che è una potente serie sottilmente stratificata di marne e calcari marnosi rossi, o verdastri o grigi, in parte cretacica, sopra, e in parte giurassica, sotto (chiamata qui “strati sottili Fonzaso-Socchèr”); - un livello c’, basale, del Giurassico superiore, di calcari selciferi di color grigio, in strati sottili con intercalazioni argillose (che qui chiamerò “Fonzaso con argille”), la cui parte più alta è stata la sede di buona parte del piano di scivolamento della frana, a causa dello scarso attrito e della scarsa permeabilità dell’argilla.