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pag.121

dopo il suo movimento, e come quella parzialmente uscita dalla nicchia nell’espansione orientale (EE) (vedi capitolo 6).

Il Colle Isolato. Particolarmente interessante fu poi la scoperta del movimento subito dal Colle Isolato (I) (fig. 22), la cui massa, di circa 2.500.000 m³, risultò sollevata di una cinquantina di metri rispetto alla sua posizione originaria sul versante destro, nonché alquanto deformata, stirata e anche ruotata di 20-30°, come un rullo al di sotto di un blocco di pietra in movimento (fig. 22).1


Figura 47 Sovrapposizione della fronte della porzione sudorientale della frana (a sinistra) sulla massa principale (a destra): cfr. in figura 45 il punto B’ del profilo 10A dopo la frana. La striscia scura quasi verticale (larga circa un metro, indicata dalla freccia) è la copertura vegetale dalla massa principale, qui non asportata dall’onda, poiché all’arrivo di quest’ultima era già stata ricoperta dalla porzione sudorientale. Il fenomeno era ben visibile in questo punto, che si trova presso la sella della parte orientale della frana sita tra il lago residuo e la depressione della valle del Massalezza, dove attualmente la strada fa due curve a serpentina (E. Semenza, novembre 1963).




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  1. (73) Un grosso problema ci si presentò a proposito del fatto che il Colle Isolato e la massa principale della frana erano separati da una forte incisione, che terminava verso Ovest all’apice di un piccolo cono alluvionale, ben visibile fin dal mattino del 10 ottobre. Come mai, se la massa aveva spinto in avanti e in alto il Colle Isolato, adesso non lo toccava più? Lo studio dettagliato di affioramenti rocciosi, presenti nella suddetta incisione, estremamente fratturati ma con le connessioni stratigrafiche ben conservate e con gli strati ripiegati, permette di affermare che essi corrispondono alle marne della parte basale della massa, parte che immediatamente dopo lo scivolamento era presente fino a quota alquanto maggiore: ma essa è stata erosa subito dopo dall’enorme ondata (fig. 29, profilo 8), che qui aveva raggiunto un’altezza circa 200 metri maggiore di quella del ciglio della diga, e nel riflusso si era diretta in buona parte verso di essa. La pressione esercitata da questa ondata, molto forte sia per la sua altezza sia per la grande velocità, e la scarsa compattezza degli “strati sottili Fonzaso-Socchèr” presenti in quel tratto, possono ben spiegare l’incisione, anche se la durata del fenomeno è stata molto breve, e se l’altezza della colonna d’acqua è andata diminuendo molto rapidamente; negli ultimi minuti della sua attività questo flusso, divenuto meno violento, depositò su quegli affioramenti un leggero strato di sedimento torrentizio, ancora ben visibile. Ne consegue che su questo punto l’ipotesi da me data precedentemente (Semenza, 1965), a dir la verità senza molta convinzione, non è più valida: avevo infatti immaginato che la massa, dopo essere risalita verso Nord sul versante opposto, fosse poi ridiscesa un po’ verso Sud, lasciando il Colle Isolato nella nuova posizione.