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massa di frana. Ciò è stato fatto soltanto con lo studio pubblicato nel 1985 da Hendron e Patton (vedi capitolo 16), che hanno dimostrato come al di sopra del Calcare del Vaiont è ovunque presente un livello ricco di straterelli argillosi (“Fonzaso con argille”, c’), praticamente impermeabile e quindi in grado di separare nel versante un acquifero inferiore da uno superiore.
Una galleria nell’acquifero inferiore? Hendron e Patton hanno suggerito che un drenaggio ottenuto con una galleria in questo acquifero, come già proposto da Müller, e con scarico ad Ovest della massa in frana, avrebbe certamente costituito un elemento molto importante, in quanto avrebbe potuto eliminare o comunque ridurre le sottopressioni sulla superficie di scorrimento, che si ritiene abbiano favorito il movimento della massa soprastante (vedi capitoli 16 e 17). Ma a quel tempo non ci si era ancora resi conto delle condizioni di esistenza dell’acqua nell’intero corpo del versante: per conoscerle si sarebbero dovuti installare dei piezometri capaci di misurare il livello piezometrico (cioè la pressione dell’acqua) in ciascuno dei due acquiferi del massiccio del M. Toc, mantenendoli isolati l’uno dall’altro: così facendo si sarebbe potuto capire il regime delle due falde, separate tra loro dal livello impermeabile. Ma tutto ciò fu ostacolato dall’estrema difficoltà dello scavo.
Inadeguatezza dei piezometri. I quattro piezometri, tuttavia, non avevano le caratteristiche dette qui sopra, e pertanto non hanno permesso di conoscere il livello piezometrico di ciascuno dei due acquiferi, dato che il livello raggiunto dall’acqua nel tubo era influenzato dalla pressione dell’acqua delle falde incontrate lungo tutta la sua lunghezza.1 A ciò era dovuto il diverso andamento delle misure in essi registrate, a seconda che attraversassero o no il livello impermeabile (vedi fig. 53).2
Interpretazione di Hendron e Patton (vedi capitolo 16). Essi ritengono che l’instabilità della massa sia stata la conseguenza della forte sottopressione esercitata dalla falda inferiore dopo lunghi periodi piovosi. Quest’ultima tuttavia non è mai stata misurata. E a dir la verità, se si volesse conoscere esattamente questo aspetto, per me fondamentale, nell’intera vicenda, si potrebbe effettuare questa ricerca anche adesso, con spesa non proibitiva.
Un’idea non realizzata. Una galleria di drenaggio, come quella di cui dicevo più sopra, era stata ideata (vedi fig. 30), e di essa era stato fatto un progetto di massima di cui esiste il disegno. Risulta anche che era stata discussa la possibilità di costruirla a una quota inferiore (circa 720 m anziché 900), per aumentarne l’effetto drenante. Tuttavia l’idea non venne mai realizzata, per il timore di andare incontro alle stesse enormi difficoltà incontrate durante lo scavo di due cunicoli nell’interno della massa in frana, causate dalle pessime condizioni di stabilità dell’ammasso

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(48) Si trattava di semplici tubi di rivestimento, finestrati verso il fondo, nei quali veniva introdotto uno scandaglio, che permetteva di misurare il livello raggiunto dall’acqua nel tubo. ↩
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(49) In precedenza qualcuno aveva ritenuto, dato che la falda nella massa di frana sembrava avere inizialmente una pendenza verso il lago, poi ridotta a zero, che essa avesse dapprima una permeabilità non molto alta, e che poi la permeabilità fosse aumentata a causa del dilavamento da parte degli invasi e svasi. Ciò però era basato sulle misure effettuate nel piezometro P2, il più meridionale dei tre funzionanti, situato a Sud della depressione del Pian della Pozza; i valori di queste misure inizialmente erano molto più elevati e variabili di quelli degli altri due, che erano sempre quasi uguali a quelli del lago; ma dal giugno del 1962 essi erano diventati uguali ai valori degli altri piezometri. Hendron e Patton (1985) hanno spiegato questo fatto supponendo che il P2 fosse l’unico ad arrivare fino all’acquifero inferiore, di cui misurava le variazioni di pressione, e che esso poi fosse stato troncato dal movimento della frana. Quindi il regime della falda superiore, data l’altissima permeabilità dell’acquifero, era influenzato quasi soltanto dal livello del lago, ed era praticamente indipendente dalle precipitazioni (fig. 53) mentre il regime della falda inferiore era influenzato quasi soltanto dalle precipitazioni avvenute nella parte più alta del versante del M. Toc, ma con un ritardo notevole, data la scarsa permeabilità del suo acquifero. Per la precisione, occorre dire anzitutto che, come risulta dalla figura 5 di Selli e Trevisan (1964): 1) nessuna misura fu fatta nei piezometri da fine aprile a dopo la metà di maggio 1962; 2) il piezometro P2 non registrò alcun valore della falda dai primi di febbraio fino a dopo la metà di maggio del 1963. La spiegazione data dal rapporto quindicinale SADE del 28 febbraio 1963 era l’intasamento del foro a q. 687 (Calvino et al., pag. II, 71), mentre per Hendron e Patton era rotto, o piegato e sfilato (vedi anche fig. 28 in Semenza e Ghirotti, 1998). Certo è che il lago, in questo intervallo, era al di sotto di q. 687, e che a quella quota il foro non conteneva acqua ed era interrotto; ciò posto, una spiegazione che mi sembra pertinente è che l’interruzione del foro si trovasse in corrispondenza del piano di scivolamento; ma poiché la quota 687 è assai superiore a quella del tratto suborizzontale di quel piano, che nella forra affiorava a quota circa 600, il P2 doveva trovarsi più a Sud del ripiano stesso, confermando così l’idea che la depressione della Pozza corrispondesse all’asse del piegamento della superficie di scivolamento (fig. 45). Quindi l’idea della pendenza della falda nell’interno di tutta la massa di frana, e quella dell’aumento della permeabilità nel tempo, vengono entrambe a cadere: il livello dell’acqua nel piezometro P2 inizialmente era più elevato perché era influenzato dalla pressione idrostatica esistente sotto la superficie di scivolamento. Dopo la rottura era uguale a quello degli altri piezometri e del lago perché influenzato soltanto dalla pressione esistente sopra la superficie di scivolamento. ↩