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pag.75

Sondaggi. La seconda indagine, svolta tra il maggio e il luglio del 1960, consistette nell’esecuzione di tre sondaggi (S1, S2 e S3) tra il Pian del Toc e il Pian della Pozza (fig. 30) il cui scopo era di verificare l’esistenza della paleofrana e il suo spessore; ma si incontrò sempre roccia talmente fratturata da rendere la perforazione (a rotazione e a secco, come richiesto) difficilissima, e ad un certo punto impossibile; si fermarono quindi rispettivamente alle quote 658,50, 779,50 e 602,50 m, e non arrivarono alla superficie di contatto con la roccia sana (il Calcare del Vaiont), che certamente doveva esserci. Lo spessore della paleofrana doveva quindi essere maggiore di quello da me stimato. Fu anche scavata una trincea nella depressione suddetta (la cosiddetta dolina, di fig. 21) a Sud del Pian della Pozza, che a circa un metro di profondità incontrò strati poco inclinati di roccia, molto fratturati e allentati.

Risultati dei sondaggi. I sondaggi e la trincea diedero comunque, secondo il mio modo di vedere, importanti risultati:

  1. la conferma dell’esistenza della paleofrana, in quanto soltanto il suo movimento poteva aver provocato la grande fratturazione della massa;

  2. la scoperta della scarsissima inclinazione, in direzione Nord-Sud, di quel tratto del piano di movimento della paleofrana, dato che esso non era stato raggiunto dai sondaggi; quindi la previsione che una ripresa del movimento, almeno per quella parte che era stata indagata, non era così probabile come in precedenza avevo temuto e affermato;

  3. la certezza che il piano dell’antico movimento, essendo così profondo, non poteva emergere a monte in corrispondenza della depressione, come da me ipotizzato all’inizio, ma più a monte; di conseguenza la massa franata doveva essere di proporzioni molto maggiori del previsto (fig. 31).

Misure di spostamenti. La terza indagine fu quella topografica, per misurare eventuali spostamenti. Fu condotta da tecnici della SADE a partire dai primi di maggio del 1960, cioè poco dopo l’inizio dell’invaso (febbraio) e proseguì regolarmente e con grande frequenza fino al 9 ottobre 1963.1 Già con le prime misure si registrarono piccoli movimenti nella zona più vicina al lago, dove erano situati i punti controllati (paline o riscontri su manufatti). Ma un piccolo moto di scivolamento era avvenuto




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  1. (33) Le misure furono fatte con sistemi ottici, da capisaldi sul fianco destro della valle, a varie decine di “punti” (paline o traguardi su fabbricati) distribuiti su tutta la superficie della massa sospettata, e anche al di fuori di essa, in modo da avere un confronto e quindi un’indicazione circa l’estensione reale dell’area interessata dal fenomeno. Certo, le misure ottiche, su distanze così grandi, e con il tremolio dell’aria, dovuto al moto ascensionale del vapore dal lago, non potevano avere la grande precisione che è possibile al giorno d’oggi con i raggi laser; tuttavia l’esame dei risultati sul medio e lungo periodo consentì, per tutto il tempo delle misure, di conoscere in modo più che soddisfacente i movimenti subiti dalla massa.