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pag.52

sotto di tutta la parete settentrionale, qui coperte dalla fascia di detrito che appoggiava su di una cengia formatasi a causa della loro forte erodibilità, e dalla massa del “Castelletto“ (Ca). Questa parete terminava ad Est (sulla sinistra) con uno spigolo, al di là del quale cominciava la parete Est. Ma poco prima dello spigolo gli strati mostravano un lieve ripiegamento, passando ad una pendenza debole verso Ovest (fig. 20).

La parete orientale (PE; fig. 20). Nella parete orientale della massa la situazione era drammatica: la base (formata da banchi di Socchèr) mostrava scavernamenti in corrispondenza di potenti fasce cataclastiche, cioè di roccia estremamente fratturata, immergenti verso Nord con


Figura 18 Parete settentrionale della paleofrana (PN): porzione centro-occidentale. I “banchi di Socchèr“, molto regolari e apparentemente poco fessurati, pendono verso Est. In alto si nota a fatica la piccolissima incisione del T. Massalezza. In primo piano la massa del Castelletto (Ca) staccatasi in passato dalla parete scivolando verso la valle con moto rotazionale: il suo movimento era appena ricominciato lentamente con la creazione del lago (cfr. fig. 46) (C. Manarin, marzo 1960).



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