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condotta nel mondo reale, avrebbe probabilmente come conseguenza la paralisi di gran parte delle attività produttive condotte su scala industriale”.
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In una lettera del 21 gennaio 2002, in risposta all’invio della prima edizione di questo libro, l’Avv. Palmieri mi ha spiegato così il suo uso inglese del termine visione: “visione non significa sogno, ma è il più accentuato ed elogiativo termine per descrivere la acuta penetrazione di un problema, la capacità di vedere prima degli altri ciò che dovrebbe essere ovvio… ho voluto mettere in risalto la sua capacità unica di afferrare la reale situazione”. Cfr. anche Ascari (1973), parte III.
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Come ho detto sopra (nota 6 al capitolo 2, che descrive sommariamente la natura della Formazione di Socchèr), la massa era formata da calcari, da calcari marnosi con straterelli marnosi e da marne, ma era in gran parte più o meno fittamente fratturata e con le fessure in grande maggioranza aperte: da ciò derivava la sua estrema permeabilità, e non dal carsismo, possibile soltanto nelle rocce solubili, come i calcari puri e i gessi, o poche altre, ma in grado minore. Questa forte permeabilità non permetteva l’esistenza di corsi d’acqua, e dei fenomeni erosivi conseguenti. Quindi le pieghe, in essa formatesi in precedenza durante la lunga fase di scollamento progressivo dal substrato, erano state solo in parte “piallate” dall’erosione superficiale, e quindi determinavano spesso l’esistenza di depressioni e sporgenze della superficie del suolo. Qualche geologo aveva però supposto che il lieve carsismo del sottostante Calcare del Vaiont si fosse esteso verso l’alto: ma ciò era impedito dall’impermeabilità del livello inferiore della Formazione di Fonzaso, di cui non erano ancora noti gli abbondanti livelli argillosi.
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Corte d’Appello, pag. 205; Tribunale dell’Aquila, pagg. 326-327.
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A questo proposito si veda anche nel paragrafo A7 la parte che riguarda la pag. 78/65 del libro di T. Merlin.
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vedi Garbin e Vanin (1992).
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Valdes y Diaz-Caneja J. M. (1964).
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Le pagine citate sono come al solito quelle della Sentenza pubblicata in Rass. Giur. Enel (1971).
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Palmieri, nota 389, a pag. 125; cfr. Tribunale dell’Aquila, pagg. 283-289.
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L’Avv. Palmieri mi ha fatto presente, in una lettera del 21 gennaio 2002 in risposta all’invio della prima edizione di questo libro, che comunque quando nel 1996 cominciò a lavorare per la Montedison, la corresponsabilità della Montedison nel periodo dal 16 marzo al 27 luglio 1963 era già passata in giudicato. Benché la data del 27 luglio venisse semplicemente dal fatto che la SADE non aveva fino allora firmato l’atto di consegna dei beni, già trasferiti (mentre la legge prevedeva un ritardo massimo di 60 giorni dal 22 marzo, vedi p. 28 e nota 83), perché il conte Cini stava negoziando a Roma lo scorporo dalla nazionalizzazione della sede di palazzo Balbi, a conclusione di un lunghissimo iter giudiziario, la Corte di Cassazione a sezioni riunite ha deciso il 17 dicembre 1986 che in quel periodo la SADE doveva considerarsi depositaria dell’impianto per conto dell’ENEL, e di conseguenza eventuali responsabilità civili relative a quel periodo erano (in parte da stabilirsi) a carico della Montedison, che le era poi subentrata. Invece qualsiasi responsabilità precedente al 16 marzo 1963 con la nazionalizzazione passava all’ENEL, che ereditava (cfr. Palmieri nota
