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pag.28

sondaggi e i piezometri immessi nel terreno trovarono la roccia, Flysch eocenico, qui in buono stato a differenza di altre zone della valle, e detrito quaternario appoggiato su di essa secondo una superficie poco inclinata. Subito al di sotto delle case le indagini riconobbero poi un livello di conglomerato, altri lembi del quale affioravano nella valle, ad esempio a S. Martino e in Val Tuora (vedi fig. 51): la situazione venne giudicata rassicurante, e difatti il paese rimase sempre stabile.

Prime ricerche personali. Un passo avanti nelle mie conoscenze è avvenuto quando, come assistente di Leonardi, presso l’Università di Ferrara, fui da questi incaricato, nel 1957, di completare gli studi sulle condizioni geologiche della zona di Longarone, dalla Val Zemola (tributaria di destra della valle del Vaiont) al gruppo della Cima dell’Albero (a Ovest di Longarone), già oggetto della Tesi di Laurea in Scienze Naturali di Isabella Vedana (Università di Ferrara, 1953). Ebbi così l’occasione di fare una revisione di tutti gli aspetti della geologia della zona (E. Semenza, 1960).

Il principale risultato delle mie ricerche è stato l’estensione, alla parte occidentale della zona, delle grosse novità nella stratigrafia e nella struttura trovate da Ferasin nella parte orientale della zona, che sono l’interpretazione della fortissima riduzione dello spessore (fino a pochi metri) delle formazioni del Giurassico superiore e del Cretacico inferiore e medio a Nord e a Est di Erto, e la precisazione della situazione del massiccio del M. Borgà, dove formazioni antiche sono sovrascorse venendo a ricoprire quelle più giovani della conca di Erto (vedi fig. 28).

Gli studi del dottor Francesco Ferasin. Importantissimi per me, oltre ai sopralluoghi assieme all’autrice della tesi, sono stati lo studio dell’amico dottor Francesco Ferasin, assistente all’Istituto di Geologia dell’Università di Padova, deceduto tragicamente nell’autunno del 1958, e i nostri colloqui. Con il suo studio dell’area di Cimolais (1955) aveva fatto importanti scoperte stratigrafiche e tettoniche, senza tuttavia arrivare a completare la sua indagine nella zona ad Ovest di Erto.1

Imprecisioni della carta geologica ufficiale. Le novità di cui ho fatto cenno nella nota,1 che riguardano praticamente soltanto l’area del longaronese, non erano ancora conosciute quando una ventina di anni prima era stata compilata la prima carta geologica ufficiale;2 ciò ha reso un po’ più difficile l’operato di chi, come me e altri, si accingeva a studiare la Valle del Vaiont.

Il dilemma del Massiccio del Borgà. In seguito (1958), esaminando la zona a Ovest del rilevamento di Ferasin, ho potuto risolvere il dilemma


  • un livello b, superiore, nel complesso molto rigido, costituito da grossi banchi calcarei compatti di vario tipo (che chiamerò qui “Banchi di Socchèr”) con alcuni potenti livelli rossastri, uno dei quali, (visibile nella fig. 36) è sito alla base ed è meno compatto;
  • un livello c, sottostante, facilmente ripiegabile, che è una potente serie sottilmente stratificata di marne e calcari marnosi rossi, o verdastri o grigi, in parte cretacica, sopra, e in parte giurassica, sotto (chiamata qui “strati sottili Fonzaso-Socchèr”);
  • un livello c’, basale, del Giurassico superiore, di calcari selciferi di color grigio, in strati sottili con intercalazioni argillose (che qui chiamerò “Fonzaso con argille”), la cui parte più alta è stata la sede di buona parte del piano di scivolamento della frana, a causa dello scarso attrito e della scarsa permeabilità dell’argilla.


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  1. (6) Ferasin, studiando i dintorni di Cimolais, era arrivato fino alla Val Zemola, scoprendo l’esistenza della fortissima riduzione dello spessore (fino a pochi metri) delle formazioni del Giurassico superiore e del Cretacico inferiore e medio (che qui fino allora erano giudicate addirittura inesistenti). In quell’area, che corrisponde al fianco NNE della sinclinale di Erto, quelle formazioni sono sostituite dalla cosiddetta “serie condensata”, visibile nel profilo ‘b’ della figura 28 (formazione indicata con la lettera ‘a’) che comprende, ma non dovunque, il famoso Marmo di Erto (Giurassico superiore e Cretacico inferiore), dal caratteristico colore rosa, e al di sotto un sottilissimo livello di calcari selciferi verdi e rossastri (parte bassa del Giurassico superiore). A Sud-Ovest invece, e quindi nella Valle del Vaiont medio bassa e nella bassa Val Mesazzo, il medesimo intervallo stratigrafico corrisponde a quella che lui chiamò Formazione di Socchèr, che raggiunge nell’insieme lo spessore di circa 200 metri. Questa è una complessa alternanza di livelli di natura alquanto diversa, che oggi vengono distinti all’interno delle due formazioni, di Socchèr e di Fonzaso (Ferasin 1955 e 1956; Rossi e Semenza 1965; Riva et al. 1990), e che qui semplificando raggrupperò in tre livelli, b, c e c’ (vedi la fig. 28; N.B.: nella figura 28 c e c’ sono uniti), che si susseguono dall’alto al basso come segue: ↩2

  2. (7) Foglio Belluno della Carta Geologica delle Tre Venezie, alla scala 1:100.000 (1941). Questa parte del foglio era stata disegnata sulla base del rilevamento di G. Boyer, con revisioni di S. Zenari.