pag.259
nella geologia delle Alpi italiane, in grado di dedicarsi alla geologia applicata, e li cercava quindi in Italia. Dopo aver avuto la mia collaborazione al Vaiont, e non potendo io essere disponibile a tempo pieno, trovò come collaboratore il dott. Luciano Broili, friulano, che lavorò nel suo ufficio per diversi anni. L’importante attività svolta da quest’ultimo al Vaiont è documentata dal suo lavoro del 1967.
-
La sua convinzione era tale da esser stato tra i principali ideatori e utilizzatori dell’ISMES (Istituto Sperimentale Modelli e Strutture) di Bergamo, nato nel 1951 sull’esempio di un istituto portoghese: diceva che i paesi più poveri, come allora erano il Portogallo e l’Italia, non potevano permettersi il lusso di non fare modelli, in quanto essi portano di solito a consistenti risparmi nella costruzione. Modelli erano stati fatti e utilizzati, per prove di carattere geomeccanico, per diverse dighe della SADE, tra le quali quelle di Pieve di Cadore e del Vaiont. Qualcuno aveva trovato le seguenti parole di Michelangelo: I più benedetti denari che si spendono a chi vuol fabbricar sono i modegli, e aveva fatto sì che una società costruttrice lo scrivesse su un portacenere, che venne diffuso, suppongo a scopo pubblicitario, negli ambienti dei costruttori. E mio padre lo esibiva nel suo studio, con mal celata soddisfazione.
-
Citazioni da una lettera di Ghetti a Biadene del 14 febbraio 1962.
-
vedi Fabbri, pag. 175.
-
Dalla lettura della sentenza del Tribunale dell’Aquila (pag. 294 e segg.) e dalla perizia del 2° collegio si desume quanto segue.
L’uso della ghiaia era stato criticato in particolare dai periti del 2° collegio (Calvino, Gridel, Roubault e Stucky 1967). Roubault aveva fatto a Nancy degli esperimenti su un modello in scala 1:830 (Roubault, 1967), i cui risultati erano stati maggiori facendo scendere, lungo delle rotaie su di un piano inclinato a pendenza costante, un carrello rigido e carico, simulante una massa compatta, con velocità diverse ottenute variando la massa di un contrappeso che funzionava mediante una carrucola (vedi fig. 41). Le ondate erano state invece minori lasciando scendere per gravità (senza carrello) materiali incoerenti: ondate maggiori per materiali più grossolani, ondate minori per materiali via via più fini, fino alla sabbia. I dati esposti nella relazione su queste esperienze non permettono una valutazione adeguata, soprattutto della taratura del modello; fra l’altro non si parla della quota dell’invaso; ma la cosa più sorprendente è che la massa di frana veniva fatta scendere per gravità, mentre a Nove nella seconda serie di esperimenti la velocità veniva impressa artificialmente dal trattore. Quindi le diverse ondate ottenute sembra si possano più facilmente attribuire alle diverse velocità raggiunte dal carrello a rotelle, e da materiali di diverse dimensioni, e quindi con attrito diverso. Invece i periti le avevano attribuite semplicemente all’impatto con l’acqua di materiali di diverse dimensioni e compattezza.
Avevano detto fra l’altro che la ghiaia usata da Ghetti cominciava prima a colmare la valle, e quella rimasta fuori non era in grado di cedere all’acqua la propria energia cinetica. Ma anche un carico di ghiaia, se fatto scendere velocemente trainato da un trattore (il tempo di un minuto corrispondeva nel modello a circa 4,24 secondi) è in grado di trasmettere all’acqua la gran parte della propria energia cinetica.
Gli stessi periti del 2° Collegio dovettero riconoscere in dibattimento la sostanziale giustezza dei risultati di Ghetti. Nell’udienza del 20 maggio 1969 (Tribunale dell’Aquila, pag. 295)
