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Si trattava di semplici tubi di rivestimento, finestrati verso il fondo, nei quali veniva introdotto uno scandaglio, che permetteva di misurare il livello raggiunto dall’acqua nel tubo.
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In precedenza qualcuno aveva ritenuto, dato che la falda nella massa di frana sembrava avere inizialmente una pendenza verso il lago, poi ridotta a zero, che essa avesse dapprima una permeabilità non molto alta, e che poi la permeabilità fosse aumentata a causa del dilavamento da parte degli invasi e svasi. Ciò però era basato sulle misure effettuate nel piezometro P2, il più meridionale dei tre funzionanti, situato a Sud della depressione del Pian della Pozza; i valori di queste misure inizialmente erano molto più elevati e variabili di quelli degli altri due, che erano sempre quasi uguali a quelli del lago; ma dal giugno del 1962 essi erano diventati uguali ai valori degli altri piezometri. Hendron e Patton (1985) hanno spiegato questo fatto supponendo che il P2 fosse l’unico ad arrivare fino all’acquifero inferiore, di cui misurava le variazioni di pressione, e che esso poi fosse stato troncato dal movimento della frana. Quindi il regime della falda superiore, data l’altissima permeabilità dell’acquifero, era influenzato quasi soltanto dal livello del lago, ed era praticamente indipendente dalle precipitazioni (fig. 53) mentre il regime della falda inferiore era influenzato quasi soltanto dalle precipitazioni avvenute nella parte più alta del versante del M. Toc, ma con un ritardo notevole, data la scarsa permeabilità del suo acquifero. Per la precisione, occorre dire anzitutto che, come risulta dalla figura 5 di Selli e Trevisan (1964): 1) nessuna misura fu fatta nei piezometri da fine aprile a dopo la metà di maggio 1962; 2) il piezometro P2 non registrò alcun valore della falda dai primi di febbraio fino a dopo la metà di maggio del 1963. La spiegazione data dal rapporto quindicinale SADE del 28 febbraio 1963 era l’intasamento del foro a q. 687 (Calvino et al., pag. II, 71), mentre per Hendron e Patton era rotto, o piegato e sfilato (vedi anche fig. 28 in Semenza e Ghirotti, 1998). Certo è che il lago, in questo intervallo, era al di sotto di q. 687, e che a quella quota il foro non conteneva acqua ed era interrotto; ciò posto, una spiegazione che mi sembra pertinente è che l’interruzione del foro si trovasse in corrispondenza del piano di scivolamento; ma poiché la quota 687 è assai superiore a quella del tratto suborizzontale di quel piano, che nella forra affiorava a quota circa 600, il P2 doveva trovarsi più a Sud del ripiano stesso, confermando così l’idea che la depressione della Pozza corrispondesse all’asse del piegamento della superficie di scivolamento (fig. 45). Quindi l’idea della pendenza della falda nell’interno di tutta la massa di frana, e quella dell’aumento della permeabilità nel tempo, vengono entrambe a cadere: il livello dell’acqua nel piezometro P2 inizialmente era più elevato perché era influenzato dalla pressione idrostatica esistente sotto la superficie di scivolamento. Dopo la rottura era uguale a quello degli altri piezometri e del lago perché influenzato soltanto dalla pressione esistente sopra la superficie di scivolamento.
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vedi Müller (5 maggio 1961). Le armature a quadri in legno, indispensabili in questo tipo di materiale, non potevano reggere a lungo alle spinte provocate dai movimenti in atto: lo scavo presentava quindi gravissimi pericoli.
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A quei tempi era molto interessato al programma di studi del Corso di Laurea in Scienze Geologiche dell’ordinamento italiano, che prevedeva un esame di matematica e due di fisica, inesistenti in quello austriaco. Inoltre egli, ingegnere minerario, e interessato a lavorare in Italia, non trovava facilmente giovani sufficientemente esperti nelle due lingue e
