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pag.165

Quota di sicurezza. Afferma che il nuovo paese di Erto è venuto su “in quota di sicurezza” (pag. 20/16), non si sa rispetto a quale evento, sottintendendo che il vecchio non lo era: ma è un falso, come si è già detto più volte.

Bisogna andare via? Il capitolo sulla diaspora degli ertocassani si apre con l’affermazione che devono “andare via, c’è ancora pericolo, può cadere un altro pezzo di montagna e il lago è ancora pieno” (pag. 125/105). Perché non dire che era un’ipotesi sballata, e che tutti gli ertani lo sapevano? A pagina 128/108 si attribuisce tale dichiarazione ai tecnici dell’ENEL, ma questi tecnici avevano chiesto consulenza a D. Rossi e a me, e avevano ricevuto la relazione che dimostrava l’inconsistenza di quella ipotesi (vedi capitolo 15). A sostenerla erano altri, certo non consulenti dell’ENEL.

La frana ha sotterrato persone e terre coltivabili? A pagina 129-130/109 insiste sull’idea che la frana abbia sotterrato delle persone, per cui qualcuno deve dissotterrarle. Non si sa dove queste potevano essere, perché le poche case sepolte dalla frana erano state sgomberate. Altre forse sono sepolte sotto i detriti spostati dalle onde, o in fondo al lago.

E a pagina 133/112 scrive che tutti i cassani, o molti, “non hanno più terre da lavorare perché sepolte sotto la frana del Toc”. Non c’era terra da lavorare nella gola del Vaiont, dove la frana è caduta. Invece l’onda ha dilavato la terra su larghe superfici, e altre le ha coperte di sassi: questo è il danno grave dal punto di vista agricolo.

♦ Solo verso la fine del 1965 “si inizia finalmente a vuotare il lago”. Così si esprime a pagina 133/112, senza dire nulla dei numerosi grandi lavori fatti immediatamente dopo la frana per impedire l’innalzarsi del livello dell’acqua nella conca di Erto:

  1. l’installazione di una gigantesca stazione di pompaggio per portarla fino al Passo di S. Osvaldo (fig. 51), in modo che defluisse verso Cimolais;

  2. la riapertura della galleria di sorpasso, rimasta ostruita da parte dei detriti spostati dall’onda;

  3. lo scavo di ben due gallerie di derivazione verso Cimolais (una a quota 640, già iniziata anni prima in vista di un’eventuale derivazione dal Cimoliana al Vaiont, e l’altra a quota 721), a ulteriore garanzia di potere in



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