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pag.124

15. Vicende del dopo-frana

Un capitolo a parte meritano le vicende succedutesi dopo il 9 ottobre 1963, in gran parte caratterizzate dall’urgenza di far fronte a pericoli veri o presunti. I geologi e gli ingegneri di mezza Italia, e forse anche di mezzo mondo, chiamati o non, accorsero nella zona, come è comprensibile data l’eccezionalità del caso ed il gran numero di persone ed enti coinvolti. Meno comprensibile è che praticamente tutti, tranne l’ENEL, si sentirono in dovere di non consultare chi, come il sottoscritto, conosceva la zona e poteva fornire qualche dato. Ma evidentemente ero giudicato parte interessata a nascondere chissà cosa, e magari, come mi è stato riferito, anche uno che non era stato capace di fermare la frana, e quindi…

Pericolo di nuovi franamenti? Particolarmente gravi furono le conseguenze del non aver accettato l’affermazione, fatta dai consulenti dell’ENEL dapprima in via preliminare1 e poi a seguito di un accurato studio geologico (Rossi e Semenza, giugno 1964) della non pericolosità di quella parte del versante, piuttosto ripida, che sta a Est della frana (cioè il cosiddetto diedro, o Costa delle Ortiche, Or) la quale, dalla carta geologica alla scala 1:100.000 (e quindi poco dettagliata) risultava analoga a quella già scivolata. Qualcuno aveva paura che anch’essa potesse franare nel lago, cosa assolutamente improbabile per le notevoli differenze geologiche rispetto all’altra (fig. 48), e per il fatto che non si era mai mossa, né prima né dopo il 9 ottobre 1963.2

Evacuazione forzata. Non avendo voluto escludere il pericolo di franamento del suddetto diedro - si temeva che un’ondata avrebbe potuto mettere in pericolo tutti gli abitati della valle del Vaiont, e anche il paese di Cimolais (nel caso l’ondata scavalcasse il Passo di S. Osvaldo) - furono di conseguenza disposte ricerche e opere spesso inutili, e suppongo molto costose, e venne evacuata quasi tutta la popolazione della valle del Vaiont.

Il Muro del Pianto e lo schermo impermeabile. Per la stessa paura venne costruita sul passo di S. Osvaldo una grande struttura in gabbioni, nota col nome di Muro della Vergogna, o del Pianto.3 Nel timore poi che verso Cimolais potesse arrivare acqua anche attraverso i materiali permeabili esistenti al di sotto del Passo S. Osvaldo (vedi capitolo 2), nell’inverno




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  1. (76) Müller e Broili (20-11-1963); Müller (8-12-1963).

  2. (77) Più precisamente, la suddetta analogia esiste, ma con varianti importanti. Infatti tra le due zone vi è una faglia di direzione all’incirca NS (CTr), a Est della quale tutta la serie delle formazioni geologiche viene a trovarsi qualche decina di metri più in basso che nella zona della frana; per di più in essa la giacitura degli strati è analoga soltanto nella parte più alta, mentre più in basso compare una piega ben documentata, debolmente rovesciata verso Nord, ad asse di direzione all’incirca EW, per cui il livello stratigrafico che ha permesso lo scivolamento della grande frana non affiora più nel versante, ma si immerge andando a finire poi molto al di sotto del fondovalle. La situazione è quindi assai diversa dal punto di vista della stabilità (vedi fig. 48). Ma si sarebbe dovuto tener conto soprattutto del fatto che le misure topografiche durante gli anni precedenti, estese per sicurezza anche a questa zona (ad esempio, il caposaldo 15 indicato in fig. 30), non avevano mai denunciato alcun movimento. Tutto ciò venne esposto all’ENEL informalmente da me e da Rossi già nel novembre del 1963 e più tardi ufficialmente con le relazioni citate nel testo; ma anche chi era d’accordo con questo nostro giudizio non volle convalidarlo.

  3. (78) Paolini alle pagine 109-110 del suo libro lo chiama Muro della Vergogna e sarebbe interessante sapere perché è nato questo nome: forse perché chi l’ha progettato dovrebbe vergognarsi, dato che non sarebbe servito a nulla, come gli ertani avevano sempre intuito? Muro del Pianto invece fa pensare a quello di Gerusalemme, dove gli ebrei osservanti ricordavano piangendo il passato glorioso della loro città, e questo nome mi sembra più in tema con tutta la vicenda. Il muro venne poi demolito nella primavera del 1998.