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Longarone”. Con “il Vajont” si deve intendere evidentemente la frazione di Vajont, in sinistra Piave; ma la cosa più importante da rilevare è che l’acqua immessa nella gola con lo svaso immediato, possibile soltanto con l’apertura di tutti gli scarichi, non avrebbe certo potuto avere il risultato temuto. Si tenga presente che uno svaso immediato è stato fatto negli ultimi giorni prima del disastro, e non ha prodotto questi inconvenienti.
♦ Ancora nel settembre 1963, ciò di cui si preoccupa la gente è la stabilità di Erto. È quanto emerge proprio dalla lettera dell’assessore C. Martinelli del 2 settembre 1963 indirizzata all’ENEL di Venezia, al Genio Civile e alla Prefettura di Udine, da molti citata tagliando alcune frasi rivelatrici che invece la Merlin correttamente riporta (pag. 114/95). In essa si ricorda infatti che “Erto sta su un pendio scoscesissimo e friabilissimo, a nostro avviso, e che le ripetute e rilevanti erosioni e franamenti che si verificano in luoghi disabitati (leggi falde del Toc e località Val di Nere) possono da un momento all’altro verificarsi anche a valle del paese; questa Amministrazione prevede che molti terreni franeranno anche sulla destra del Vajont e precisamente anche presso e sotto il paese”. Ma per la Merlin (pag. 115/96) si mente ancora, perché Biadene, nella sua lettera di risposta del 12 settembre 1963, ha esposto correttamente i controlli che si stavano facendo, e in particolare ha tranquillizzato circa la situazione di Erto. Era di questo, infatti, che la gente si preoccupava, mentre nessuno faceva gran caso alla frana del Toc.
♦ Che cosa si temeva il 9 ottobre 1963? Alle pagine 118-120/98-100 l’Autrice descrive una serie di telefonate e di provvedimenti, purtroppo inutili, presi al cantiere presso la diga, a dimostrare che il giorno del disastro c’era del timore. Ma non dice che si temeva soltanto fino a una certa quota, tant’è vero che quella sera al cantiere tutti o quasi se ne stavano davanti alla televisione a vedere la partita. E a pagina 136/115 c’è la dimostrazione che la gente di Erto non temeva per il Toc: “Il giorno prima della tragedia si era imposto agli ertani di sfollare le bestie dalla zona del Toc, ma non la gente”. Dal Toc era stata sfollata anche la gente, tranne due persone a Casera Nelve, che gli incaricati non avevano trovato. Lei si riferisce invece alla gente del paese di Erto, come si deduce da tutto il discorso. Ma a Erto non c’era nessun pericolo di franamento, nonostante questo sia
