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pag.161

in corrispondenza della diga. Ma non occorre pensare ad un imbroglio: si trattava di prove orientative, con una superficie troppo inclinata.

Le osservazioni degli sperimentatori, dello stesso 19 settembre, sono le seguenti: “Si ritiene che la velocità di caduta del materiale di frana sia troppo elevata…; la caduta del materiale non avviene in condizioni realistiche, poiché il piano di scorrimento non è quello corrispondente all’originale; l’altezza d’onda sullo sfioro della diga è da ritenersi, quindi, molto spinta rispetto a quanto potrebbe verificarsi nell’originale”.

Le onde da “non mostrare”, secondo le intenzioni, sarebbero state quindi “eccessive” non rispetto alla sensibilità dei visitatori, ma rispetto alla realtà immaginabile, oltre che “al programma di sperimentazione” (cfr. Corte d’Appello, pag. 180). Del resto, come testimoniato dall’ingegnere Batini,1 anche ai visitatori era stato detto che si trattava di prove “per mettere a punto il modello”: le prove che contano furono fatte nel 1962. Anche il Tribunale e la Corte d’Appello hanno escluso la malizia in questo modo di procedere; si vedano le pagine 180-181 della Sentenza della Corte d’Appello.

Circa la suddivisione della frana in due parti (vedi anche il capitolo 11), a prescindere dalla giustezza dell’ipotesi, c’è da dire che da Ghetti ciò era stato realizzato, almeno in alcuni esperimenti, in modo da ottenere un peggioramento nell’effetto “onda”. L’intervallo di tempo tra la caduta delle due parti era cioè stato opportunamente calcolato per far sì che la sovrapposizione dei due effetti idraulici producesse un’onda della massima altezza: la seconda porzione della frana veniva fatta scendere quando il moto ondoso, provocato dalla caduta della prima, si era presentato, dopo una riflessione nel bacino, al massimo incremento davanti al fronte della seconda porzione. Se l’intera massa fosse stata fatta cadere tutta insieme in un minuto primo, l’altezza dell’onda sarebbe stata minore.

Una frase erroneamente attribuita a Ghetti. “La caduta di una frana di 200 milioni di metri cubi avrebbe potuto provocare conseguenze dannose accentuantisi gradatamente fino a divenire manifestamente impressionanti al massimo invaso (722,5 metri) anche per la zona a valle della diga” (pag. 107/89), non c’è nella sua relazione! È invece una frase dell’ultima parte della “Relazione al Ministro dei Lavori Pubblici” della Commissione ministeriale d’inchiesta sulla sciagura del Vaiont (1964).




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  1. (100) Cfr. Mandarino (1967), paragrafo XVIII.