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♦ Materiale di frana antiestetico. Dice che, dopo la frana del 4 novembre 1960, il lago è stato abbassato, e riporta poi un brano del rapporto del già citato sopralluogo del 10 aprile 1961 di Penta e Sensidoni, i quali, dopo aver constatato che al livello di quel giorno (circa 600 m) “non sussistono immediati pericoli”, ritengono possibile rialzare il “livello del lago”, non è infatti da “temere un serio aggravamento della situazione generale in seguito ad un rialzamento… limitato, però, soltanto allo scopo di tenere permanentemente sotto acqua il materiale già franato”. Il motivo di questa precisazione non si capisce bene, ma naturalmente la Merlin ne deduce che la SADE li ha convinti dell’opportunità di risalire col livello, in modo da “nascondere alla vista il materiale della frana”, che “è antiestetico” (pagg. 97-98/81-82). Dunque i due sarebbero degli sprovveduti che si son lasciati convincere a contraddirsi, accampando motivi estetici, o dei “collusi”! Ma non c’è nessuna contraddizione nel dire che a un certo livello non c’è pericolo, e che non ce n’è neppure a un livello un po’ superiore. In realtà, dopo queste visite, il livello non è stato alzato, né poteva esserlo, dato che si stava costruendo la galleria di sorpasso poco sopra q. 600, mentre la massa franata costituiva un accumulo sul versante sinistro, che arrivava a quota superiore (vedi fig. 37).
♦ Müller aveva detto che la caduta sarebbe stata accelerata dagli invasi e dagli svasi. Non l’ha detto, perché non c’era bisogno di dirlo. Invece ha detto di abbassare gradualmente per diminuire i movimenti, cosa che è avvenuta.
♦ Il Toc disabitato? Afferma che, evidentemente nell’inverno 1961-1962, “al ministero la SADE mente, dicendo che la località Toc, per la quale si potevano temere movimenti, era completamente disabitata” (pag. 101/85). La lettera di Biadene in verità diceva così: “È completamente disabitata, perché la popolazione si è già trasferita, come d’abitudine, nel paese di Casso dove suole rimanere fino a primavera inoltrata”.
♦ Un immediato svaso del bacino avrebbe potuto mettere in pericolo gli abitati a valle? A pagina 106/88, nella nota 28, riporta una frase del sindaco di Longarone, circa il timore che “un eventuale immediato svaso del bacino” possa “mettere in pericolo se non eliminare letteralmente il Vajont (del Comune di Castellavazzo), Rivalta e Villanova, se non proprio la stessa
