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Perciò, per il rispetto della verità nei confronti soprattutto di mio padre, ma anche di ogni persona coinvolta nella vicenda, credo sia mio dovere di far sapere tutto quello che penso di questo libro; per l’altro, si veda l’Appendice B.
Cercherò quindi di esporre le mie considerazioni, seguendo un ordine che non è quello del testo ma quello del procedimento logico che probabilmente ha portato l’autrice a vedere tutta la vicenda da un’ottica particolare.
A2. La sua visione politica
È probabile anzitutto che la visione politica dell’autrice l’abbia portata fin dall’inizio a vedere tutta la vicenda con il pregiudizio che caratterizzava la sua parte. Quindi tutto o quasi ciò che la società privata SADE ha fatto è sospetto, tutte o quasi le persone degli organi governativi, allora estranei alla sua parte, sono state corrotte o inattendibili; quindi tutte o quasi le persone delle società private sono dei disonesti; e perciò tutti o quasi si possono tranquillamente denigrare. Di conseguenza anche la Commissione parlamentare d’inchiesta ha prodotto una relazione di maggioranza che va respinta, mentre l’unica che afferma la verità è la “relazione di minoranza” dei parlamentari comunisti.
Inoltre, le scelte di politica energetica degli anni a cavallo della guerra, condivise nel dopoguerra da tutte le parti politiche e dai sindacati, che chiedevano a gran voce di aumentare la produzione di energia elettrica per favorire l’occupazione, sono da lei invece ritenute legate soltanto agli interessi delle società private coinvolte. Credo quindi che il suo giudizio sia falsato dal non aver tenuto conto dei tempi.
In questo quadro si possono inserire alcune frasi della prefazione di Giampaolo Pansa. Pansa giudica il caso del Vaiont come un precursore di Tangentopoli, ed enuncia il teorema della “arroganza di troppi poteri forti, l’assenza di controlli, la ricerca del profitto a tutti i costi, la complicità di tanti organi dello stato, i silenzi della stampa, l’umiliazione dei semplici, la
