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disposizione due delle tre edizioni finora uscite, e cioè la seconda (del 1993), Vajont 1963. La costruzione di una catastrofe, e la terza (del 1997), che ha lo stesso titolo della prima (del 1983): Sulla pelle viva. Come si crea una catastrofe. Il caso Vajont. Le differenze fra le due edizioni consistono in una prefazione di M. Paolini, presente soltanto nella terza, in alcune fotografie e nei numeri delle pagine. Le citazioni si riferiscono alle pagine della terza edizione, seguite, dopo una barra, da quelle della seconda.
Ma prima di esaminare il libro nel dettaglio vorrei fare una considerazione di carattere generale, che vale anche per quello di Paolini e Vacis, Il racconto del Vajont, 1997: entrambi i libri hanno un chiaro intento storico, quello cioè di ricostruire i fatti. E qui allora occorre ricordare i cinque interrogativi ai quali qualsiasi narrazione storica dovrebbe rispondere: Chi? Dove? Quando? Come? Perché? Si dovrebbe cioè dire:
- chi sono i protagonisti, ma anche descriverne esattamente il carattere;\
- dove sono avvenuti i fatti, descrivendo i luoghi correttamente;\
- quando sono avvenuti e, se sono tanti, esporli nell’esatto ordine cronologico;\
- come sono avvenuti, cioè raccontarli con le modalità esatte;\
- perché sono avvenuti, esponendo quelle che si ritengono le cause, il che richiede un’attenta ricerca, condotta senza preconcetti.
Ebbene, leggendo i due racconti dobbiamo purtroppo accorgerci che non rispondono del tutto a nessuno degli interrogativi suddetti. Infatti:
- la personalità dei protagonisti è spesso falsata;\
- i luoghi sono descritti e individuati in modo spesso inesatto;\
- la successione degli eventi non è sempre rispettata;\
- le loro modalità sono talora inesatte e spesso esagerate al fine di fare più colpo (e spettacolo, per Paolini e Vacis);\
- le cause sono spesso immaginate, più che dimostrate.
Inoltre, come verrà notato qua e là in queste mie “osservazioni”, un confronto con gli articoli scritti dalla Merlin prima della frana, che come risulta da Reberschak (1983, 2) riguardo al Vaiont furono soltanto tre, del 5 maggio 1959, dell’8 novembre 1960 e del 21 febbraio 1961, mostra che nel libro (come negli articoli scritti dopo la frana) non sempre la ricostruzione della sua azione e della comprensione che allora ella aveva degli avvenimenti, corrisponde con quanto da lei pubblicato prima della frana.
