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1963-1964 venne effettuato uno schermo di impermeabilizzazione poco a Ovest del passo, lungo una trentina di metri e profondo fino a 80-90.
♦ Nuovi paesi. Vennero rapidamente costruiti in zone lontane paesi nuovi per la popolazione evacuata; e quando anni dopo ci si era convinti dell’inesistenza del pericolo, per far rientrare gli abitanti che già stavano un po’ alla volta rientrando nonostante i divieti, venne costruito il nuovo paese di Erto un po’ più in alto, in località Stortan, visto che il vecchio era degradato per l’incuria. Qualcuno ha anche affermato che la posizione del nuovo abitato era stata scelta in quanto considerata “zona di sicurezza”: ma adesso nel vecchio abitato si stanno ristrutturando le case!
♦ I tecnici dell’ENEL. Una narrazione a parte meriterebbe anche la sorte dei tecnici dell’ENEL1 coinvolti nella vicenda, subito incolpati per fatti non sufficientemente conosciuti, e senza che le eventuali responsabilità fossero state accertate, come usa spesso in Italia. Ricordo in particolare lo sgomento di Pancini (fig. 49), “ingegnere residente” della SADE e poi dell’ENEL nel cantiere del Vaiont, che all’altissima capacità univa una timidezza quasi patologica nel campo geologico, che non era certo il suo. Sgomento che lo accompagnò per gli anni a seguire fino alla vigilia del primo processo dell’Aquila nel novembre 1968, quando con un gesto disperato si tolse la vita. Mi è stato raccontato che non riusciva a sopportare l’idea di essere rinviato a giudizio con l’accusa di aver partecipato a quella “corsa al collaudo” che è alla base delle argomentazioni tuttora fatte circa la responsabilità della SADE e dei suoi ex dipendenti: raccontava che invece nessuno della direzione generale (i manager della Società) né dell’ENEL aveva mai messo fretta ai tecnici che seguivano l’impianto del Vaiont. L’averlo detto in quel momento dimostra la sua dirittura morale.
Ricordo anche l’atteggiamento assai più forte di Biadene (fig. 50), che nella SADE era stato direttore del Servizio Costruzioni Idrauliche dopo la morte di mio padre, e nell’ENEL-SADE vicedirettore generale e direttore
Figura 49 L’ingegnere Mario Pancini.

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(79) Comunque sia stata questa conduzione, non si può passare sotto silenzio la parte avuta dall’ENEL nella vicenda. Questo è stato sottolineato da Palmieri (1997), di cui riporto qui la nota 98: “Non venne mai seriamente posto in dubbio, durante i processi, che dopo il 27 luglio 1963 ogni responsabilità era solo dell’ENEL; ciò fu riconosciuto dallo stesso Ente nazionale e dall’Avvocatura dello Stato; vedi sentenza della Cassazione (civile) del 17-12-1986, n. 2186, 28”. ↩