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dell’Ufficio Produzione ed Energia, sempre padrone di sé e quasi spavaldo, anche se praticamente certo della condanna. Ricordo di aver saputo, da chi lo frequentava più di me, che era consapevole di avere almeno un po’ di responsabilità “politica” dell’accaduto. Infatti lui, che a differenza di mio padre era stato un fautore convinto della legge di nazionalizzazione delle società elettriche, si era reso conto che la nuova conduzione ENEL1 non aveva, almeno fino a quel momento, una capacità manageriale paragonabile a quella della SADE, e pare che dicesse: “L’ho desiderata quella legge, e adesso è giusto che ne subisca le conseguenze”.
♦ Opere per impedire l’innalzamento del lago. Vorrei qui invece ricordare l’insieme delle attività svolte in questo periodo dai tecnici dell’ENEL, con in testa prima Biadene e poi l’ingegnere Aniceto Rebaudi, per far fronte alle esigenze derivanti dalla nuova situazione. Per evitare reali pericoli a Erto e agli altri abitati attorno al lago a monte della frana, rimasto senza emissario, era estremamente urgente ripristinare l’efficienza della galleria di sorpasso (prolungandola a valle per circa 300 metri, fino a un centinaio di metri oltre la diga, e a monte collegandola nuovamente col lago, dapprima mediante due pozzi di grande diametro e infine dragando presso l’imbocco il materiale spostato dall’onda, che l’aveva ostruito) e riaprire le gallerie di scarico sul fianco sinistro della diga. Nell’attesa del completamento di questi ripristini, effettuati con grande perizia e rapidità in condizioni assai difficili, era però necessario prendere altri provvedimenti allo stesso scopo. Era stata così installata immediatamente una grande stazione di pompaggio all’estremità orientale del lago (fig. 51), capace di aspirarne l’acqua per immetterla in una canaletta in legno, costruita a mezza costa sul versante destro della Val di Tuora, nella quale scendeva verso il Passo di S. Osvaldo. E ben due gallerie erano state scavate al di sotto del versante del M. Cornetto (a Sud del passo) a due quote diverse (una a 640 m, iniziata anni prima in vista di un’eventuale derivazione dal Cimoliana al Vaiont e ora
Figura 50 L’ingegnere Nino Alberico Biadene.

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(79) Comunque sia stata questa conduzione, non si può passare sotto silenzio la parte avuta dall’ENEL nella vicenda. Questo è stato sottolineato da Palmieri (1997), di cui riporto qui la nota 98: “Non venne mai seriamente posto in dubbio, durante i processi, che dopo il 27 luglio 1963 ogni responsabilità era solo dell’ENEL; ciò fu riconosciuto dallo stesso Ente nazionale e dall’Avvocatura dello Stato; vedi sentenza della Cassazione (civile) del 17-12-1986, n. 2186, 28”. ↩