Keyboard shortcuts

Press or to navigate between chapters

Press S or / to search in the book

Press ? to show this help

Press Esc to hide this help

pag.27

2. Come ho conosciuto il Vaiont

Non saprei stabilire una data per l’inizio della mia frequentazione della Valle del Vaiont. Ricordo di averla attraversata più volte durante viaggi piuttosto avventurosi, talora in camioncino1 dall’Alpago all’alta Val Cimoliana, con mio padre e altri familiari. Ricordo che mio padre parlava spesso di un progetto, che la SADE (Società Adriatica di Elettricità), della quale era Direttore Centrale per le Costruzioni Idroelettriche, pensava di realizzare in futuro, e mi pare che prevedesse una diga nella gola che il Torrente Cimoliana attraversa poco a monte di Cimolais, e una derivazione da lì al futuro serbatoio del Vaiont.

Da studente. Ricordo anche che da studente, curioso di tutto ciò che aveva attinenza con la mia futura professione, ero venuto a conoscenza dei problemi della zona del Passo di S. Osvaldo, dove nel 1951 erano stati fatti sondaggi (e anni dopo anche indagini geofisiche) per valutare lo spessore e l’eventuale permeabilità dei depositi superficiali (detriti e ghiaie alluvionali del Quaternario). Avevo sentito anche delle ricerche nella zona dell’abitato di Erto, dove erano stati eseguiti cunicoli e sondaggi per valutare la stabilità della zona. Oggi so che queste ricerche, svolte da G. Dal Piaz con la collaborazione di F. Ferasin, erano state decise per valutare le eventuali conseguenze dell’innalzamento dell’invaso da quota 679 a 727 (poi fissata a 722,50). Entrambe queste ricerche avevano avuto esito positivo. Ulteriori ricerche nella stessa zona sono state condotte fino al 1961.

La permeabilità del Passo di S. Osvaldo. Al Passo di S. Osvaldo vi è una massa di frana, mentre più ad Ovest un’estesa pianura, formata da sedimenti alluvionali, digrada verso la conca di Erto (Pra di Tegn): si riteneva che al di sotto delle alluvioni la vecchia valle (per la quale in tempi remoti doveva essere passato il T. Cimoliana, che confluiva nel T. Vaiont prima di essere “catturato” da un affluente del T. Cellina), potesse avere un fondo molto basso; ciò avrebbe potuto consentire un’eventuale fuga dell’acqua attraverso quei terreni che la riempivano. Non si sapeva però se fossero permeabili o meno, e quindi se capaci di assicurare una tenuta idraulica sufficiente. Le ricerche tuttavia avevano fugato ogni dubbio, in quanto la base dei depositi permeabili era a quota 750: difatti in questa zona non vi sono stati problemi.

La stabilità di Erto. A Erto, dove le case più basse sono a quota 761 m, la popolazione temeva il lago, poiché riteneva instabile la zona. I




image


  1. (5) In quel periodo, che si può definire post-bellico, viaggiare nel cassone di un camioncino era quasi una cosa normale.