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pag.115

quella precedente alla frana. Ciò fu possibile sulla base delle abbondantissime informazioni, sia topografiche (permesse anche dal ritrovamento di un certo numero di resti di manufatti sulla superficie della massa scivolata), sia stratigrafiche e tettoniche, che il nuovo rilevamento aveva fornito, grazie all’asportazione totale della vegetazione (sulla massima parte della massa scivolata) e a quella quasi totale dei depositi quaternari (fig. 44).


sovrapposizione illustrata nella figura 47. Confrontando questa figura con la 5 si notano nella scarpata, sulla sinistra, ampie aree liberate dai detriti, scivolati via dai lastroni rocciosi che la formano.
La superficie di queste aree aumenterà molto nelle settimane successive in seguito al dilavamento operato dalle intense piogge di novembre: il materiale rimosso da entrambe le parti della scarpata si depositerà in ampi coni alluvionali presso le sponde del lago del Massalezza, visibile sulla sinistra. Col tempo si produrranno anche altri franamenti relativamente piccoli della zona al disopra dell’orlo della scarpata, e il materiale detritico franato coprirà buona parte della zona boscosa con gli alberi inclinati all’indietro, visibile sulla destra.



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